Dove ci stanno ficcando?

Quello che doveva essere il premier di alto livello internazionale, che doveva portare l’Italia fuori da una crisi che oramai pare cronica, si sta rivelando essere una figura sovrastimata e non all’altezza dell’Italia.
Se da un lato, così come rimarcato da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, unico partito non allineato, gli interventi sull’emergenza sanitaria sono stati tardivi, insufficienti e non idonei (valutazione venuta fuori di recente anche dai membri del disciolto Comitato Tecnico Scientifico), dall’altra parte, l’emergenza economica industriale, seguente alla crisi Ucraina, sta rimarcando l’inadeguatezza del governo e delle figure che lo stanno guidando. Ultima notizia la ricerca spasmodica della sostituzione della Russia, quale fornitore di gas. Se oramai tutti gli economisti, anche non italiani, hanno rivelato che è impossibile sostituire 29 mld di metri cubi di gas (soprattutto al prezzo russo) i nostri (o meglio dire i loro) continuano ad
elemosinare contratti da nazioni che si, possono fornire detta materia prima, anche se non nella quantità necessaria, ma a prezzi, decisamente maggiori. E non ci riferiamo solo al costo, quanto anche e soprattutto, agli equilibri (squilibri) geopolitici. Oltre ai vari incontri con paesi che vivono di conflitti, uno su tutti l’ Azerbaijan, vincolati a nemici nascosti (la Turchia che ci ha spinto fuori dalla Libia) ultima notizia è l’accordo con l’Algeria. Ma oltre alla pomposa comunicazione di un accordo, non rimane nulla. Sia perché 3 mld di metricubi non sono 29 mld, ma anche e soprattutto per l’accordo in sé.
L’Algeria, infatti, ha già detto che non potrà incrementare la produzione con gli attuali sistemi e che ci vorranno 3/4 anni per rispondere al fabbisogno europeo. L’idea, malsana, del governo italiano era di dirottare il gas dalla Spagna all’Italia: noi compriamo gnl e lo giriamo alla Spagna (che ha i rigassificatori che noi non abbiamo) facendocelo pagare ovviamente al costo di gas naturale. In cambio ci prendiamo le quote gas destinate alla Spagna, sarebbe geniale, ma in realtà ci rimettiamo. In pratica, riduciamo, per quota parte minima, la necessità di comprare il gas russo (per qualcosa come un terzo del fabbisogno), ma paghiamo l’operazione al triplo del prezzo del gas russo. Dunque in teoria teniamo aperta qualche fabbrica, forse, ma le bollette saliranno ancora di più. Per non parlare che l’Algeria, è alleata della Russia, usa tecnici russi per l’estrazione ed è la nazione che voleva estendere la sua ZEE fino alla Sardegna. Siamo entrati in un vicolo cieco con un muro davanti e credono di poterne uscire accelerando.

Massimiliano De Noia

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