Diciamolo, noi italiani con la storia che siamo furbi si riempie la bocca il mondo intero, al livello di leggenda metropolitana in verità. Si perché andando a ben vedere, è una vera leggenda che però corrisponde al vero solo in parte, magari nelle piccole cose, ma in quelle serie invece proprio no. Anzi, quello che spesso e volentieri è la nostra più grande fregatura, è che come si direbbe a Roma: “noi semo gente de core”; ecco il cuore, quel meraviglioso sentimento (in questo caso non nel senso di organo anatomico) per il quale spesso prendiamo le peggiori fregature e ci sbattiamo il grugno: ci commuoviamo, e ci sciogliamo davanti a qualunque scena pietosa, anche se poi si scopre che tutto fosse tranne che meritevole di compassione o pietà, ma un coacervo di vili approfittatori.
Ma veniamo al dunque del nostro titolo, e della nostra fama (spesso ingiustificata) che ci viene fin dall’ultima grande guerra, in molti casi a torto o non del tutto per nostra colpa.
Il 28 novembre 1957 i governi francese, italiano e tedesco firmarono un accordo segreto per dotarsi di un deterrente nucleare comune. Tale accordo fu rigettato dal Presidente francese Charles De Gaulle dopo la sua elezione, in quanto egli decise di dotare la Francia di un proprio arsenale nucleare indipendente (bella forza, prima si fregano i progetti poi dicono che vogliono essere indipendenti). Poco male, l’Italia decise di far da sola, e la nostra Marina Militare con una equipe di ingegneri di altissimo profilo e una cordata di imprese con a capofila la Aeritalia e fra le altre Alenia, diedero vita al progetto “Missile Alfa”: un vettore che aveva un raggio di azione che riusciva a coprire l’intera Europa e poteva arrivare fino a Mosca, con un carico bellico a testata termonucleare di 1 Megaton (pari a 1 tonnellata di plutonio, praticamente 1000 bombe H di Hiroshima) ne vennero sperimentati 3, forse deve esserne rimasto qualcuno in magazzino?. I francesi ci sono arrivati molti anni dopo producendo nel 1977 il missile “M20” che era una scopiazzatura del nostro (ma guarda) ma di potenza e gittata inferiore.
Ovviamente i francesi fecero il diavolo a quattro con gli USA, perché ambivano ad esser i soli in Europa a dotarsi di deterrenza nucleare. In seguito poi, il governo presieduto da Aldo Moro, venne convinto proprio su spinta degli Stati Uniti, a siglare il patto di non proliferazione nucleare, e il progetto venne abbandonato. Tranne che dai francesi che pur avendo siglato anche loro, gli esperimenti li hanno proseguiti, qualcuno ricorda un certo Jacque Chiraq?
Nel 1982 venne siglato un consorzio composto da Italia, Germania, UK, Francia e Spagna, per la realizzazione di un caccia multiruolo europeo di nuova generazione; che diventerà poi in seguito alla Francia che si era sganciata volendo esser lei a capo del progetto “Programma Eurofighter Typhoon”, e che guarda caso, anche stavolta sganciandosi i francesi ebbero il tempo di conoscere i progetti, e in seguito la Dassault produsse i famosi “Rafale”(ennesima scopiazzatura il Typhoon è meglio), solo che rispetto al caccia che venne modificato dalle maestranze della Alenia Spazio, e su suggerimento dei nostri piloti della Aeronautica Militare, è un concetto del tutto innovativo sia dal punto di vista dello stile, che della tecnologia e l’elettronica (noi pendiamo sempre dalle labbra di Microsoft IBM ecc. ma ci dimentichiamo che il primo vero computer lo ha progettato la mitica Olivetti a Ivrea), e che è uno degli aerei più moderni della sua categoria (Francia levate proprio), ed è il nostro fiore all’occhiello.
Quest’ultimo episodio, ha dimostrato senza ombra di dubbio due cose: che i francesi non sono partner affidabili e tanto meno dei quali ci si possa fidare; e che sono capaci solo di copiare (fra l’altro male) progetti e innovazioni, per poi sciacquarsi la bocca con la “grandeur française”, che di grande hanno un bel nulla perché spesso anche le loro produzioni sono di derivazione italiana, come anche le uve per fare lo Champagne furono piantate dai romani.
Eccoli i veri furbetti d’Europa, e una prova ulteriore la abbiamo avuta negli ultimi mesi, quando il buon e tanto bravo Emmanuel Macron, è andato ad incontrare il Presidente Putin, tutti pensavamo fosse li per cercare di scongiurare la guerra contro l’Ucraina: macché, era andato li solo per scongiurare di non tagliare le forniture di gas alla Francia, e assicurandolo che l’invio di armi agli ucraini era solo una mera facciata di poco conto, nulla di importante, e anzi, avrebbe convinto i tedeschi a fare lo stesso, che è poi quel che è stato veramente.
Ecco, mentre gli altri si fanno gli affari loro, noi gente di buon cuore, e fregnoni fino al midollo, ne facciamo le spese, e stiamo rischiando di vederci le forniture di gas sensibilmente ridotte, con buona pace di nostri connazionali a battere i denti, e tante imprese che rischiano di chiudere i battenti a causa anche di questa ennesima crisi, creata a tavolino da altri.
Ma molte altre storie e situazioni ci possono raccontare di quanto l’Italia è stata, e può ancora oggi essere una eccellenza sotto ogni punto di vista; qualcuno forse ricorderà un certo Enrico Mattei, o il grande Adriano Olivetti (molto meno grandi sono personaggi come De Benedetti che hanno sempre lavorato per affossare le nostre eccellenze); che dovrebbero essere motivo di orgoglio, da tenere sempre in altissima considerazione.
Ecco, noi italiani, dovremmo cominciare a toglierci questa sindrome di inferiorità che non ha alcuna ragione di esistere, smetterla di usare solo il nostro buon cuore, e guardare in prima istanza agli interessi del nostro paese. Soprattutto, dovremmo dire basta alla perenne sudditanza dagli altri, e bastonare di santa ragione chiunque cerca di ostacolarci.
Ma la vera grande differenza, è che mentre noi italiani siamo dotati di grande fantasia, capacità, di maestranze fra le migliori al mondo (non a caso Dubai è quella che è grazie ai nostri ingegneri), tutti gli altri, senza di noi, cosa hanno dimostrato? Senza di noi, non siete niente!
Andrea Franchi
