Da Saul Alinsky a Joe Biden: i bolscevichi del nuovo millennio!

Vi fu un tempo quando gli USA erano il baluardo anti-socialista e anti-comunista per eccellenza; la guerra fredda che vide contrapporsi il blocco occidentale con quello sovietico venne combattuta in ogni ambito possibile senza risparmiare nulla, tutto era motivo di scontro sul piano della belligeranza politica, anche una innocente partita di scacchi diventava un confronto militaresco fra le intelligence (CIA e KGB),  a pensarci oggi farebbe ridere, ma non a quel tempo.

 

Il maccartismo in America poi per chi ancora oggi ricorda quel periodo, fu una vera e propria santa inquisizione col sapore di una caccia alle streghe senza quartiere: personaggi di altissimo spessore della cultura, lo spettacolo, la scienza e l’imprenditoria, venivano attenzionati rigorosamente o processati anche per il solo sospetto di essere comunisti o accusati di attività antiamericane, personaggi come: Charlie Chaplin; Albert Einstein o Walt Disney, solo per citarne i più famosi, furono vittime di un fumus persecutorio che causò non pochi problemi alla loro carriera, pur senza avere uno straccio di prova che ne giustificasse la oppressiva attenzione della FBI.

L’unico che invece era il più pericoloso in assoluto, e nonostante fosse ben conosciuto alle agenzie governative, sia per le sue origini che per le sue idee, e non fu mai né indagato, né convocato in una Commissione o ostacolato, fu un certo Saul Alinsky.

 

Saul Alinsky nacque a Chicago nel 1909 da una famiglia di immigrati russi ebrei di umili origini. Nel 1926 si iscrisse all’Università di Chicago alla facoltà di Sociologia; in seguito alla grande depressione del 1929, che per molti studenti fu causa di non poche difficoltà nel poter pagare la retta universitaria, poi per un breve periodo passò a quella di Criminologia si meno onerosa, ma stranamente per lui tale difficoltà economica fu relativa, la domanda è: chi lo finanziava? Di certo c’è che se a quel tempo la FBI non lo attenzionasse, certamente lo facevano invece i vari agenti sotto copertura del KGB, molto interessati a giovani da usare alla loro causa; da qui a finanziare gli studi di un giovane promettente il passo è breve. Grazie agli studi criminologici, egli frequentò i sobborghi di Chicago, come anche alcuni esponenti della malavita locale (quella di Al Capone per esser chiari), come anche il carcere di Joliet con la scusa di condurrei i suoi studi. Per dirla pura e cruda: lui nella medio borghesia, fino alla criminalità ordinaria e mafiosa ci sguazzava come un pesce nel mare, e con buona soddisfazione di spie che lo spingevano e foraggiavano (praticamente un vero fuoriclasse).

 

Le sue idee politiche erano un coacervo di teoremi che mescolavano: marxismo; stalinismo e trozkismo, amalgamandole poi in quello che Alinsky codificò nei suoi principali testi che sono l’imprinting delle sue teorie e pratiche, “Sveglia per Radicali” pubblicato nel 1946, e “Regole per Radicali” pubblicato nel 1976. Nel 1959 intuì che indirizzare e coinvolgere le comunità di immigrati e di afro-americani, poteva essere la leva con la quale disarticolare la società americana e l’establishment politico, con una sorta di rivoluzione sotterranea e strisciante, ma capace di infiltrare i gangli e i pilastri dello stile di vita americano (e questa idea ai sovietici piaceva tanto), dal suo interno. A partire dagli anni 60 la sua scuola di pensiero prese forma, anche se pur sempre legato al retaggio della utopia socialista dell’uguaglianza, e cresceva con sempre maggiori seguaci provenienti dagli ambienti più disparati, ma più spesso dai ghetti di afro-americani e ispanici. Ma come spesso accade, le grandi rivoluzioni non sono mai vera espressione dei ceti indigenti ed emarginati, ma anzi sempre dalle classi abbienti ed agiate dell’alta borghesia, che ne intuiscono le potenzialità, non già per consentire ai disagiati di emergere, ma piuttosto per ricavarne un tornaconto che possa aumentare la loro influenza e potere sia a livello politico che economico; e come ovvio, l’attività di Saul Alinsky non faceva eccezione in questo, che anzi dimostrò una enorme capacità organizzativa che allo scopo ben si prestava. Fu così oltre alla spinta di agenti infiltrati dell’intelligence sovietica, fu avvicinato anche dai soliti squali della speculazione finanziaria e bancaria (figurati se si lasciavano scappare l’occasione) anche questi pronti a foraggiare le sue attività ovviamente in modo riservato, uomini come: David Rockfeller o George Soros, famosi per le loro opere di filantropia (con la scusa della filantropia hanno messo al riparo dal fisco miliardi di dollari), e altri.

Negli anni 80 fra i suoi seguaci Alinsky ebbe due giovani molto particolari, brillanti e intelligenti che egli prese sotto la sua ala amorevole e divennero poi i suoi più fidi pilastri: Barak Obama e Hillary Rodham (futura signora Clinton). Il primo un giovane afro-americano di umili origini africane, di belle speranze che rimase sempre al suo fianco; la seconda, giovane rampolla di famiglia benestante, che però ebbe un ruolo più defilato e riservato, tranne poi presentare una tesi di laurea incentrata proprio sulla figura di Saul Alinsky. Obama come sappiamo fece una carriera inarrestabile, fino a diventare Senatore prima e Presidente degli USA (suo vice presidente fu Joe Biden di fatto suo fido braccio destro ancora oggi) poi (passando alla storia come il primo Presidente di colore); Hillary sposò Bill Clinton anche lui divenuto Presidente, ma sarà ricordata sempre per gli scandali che hanno accompagnato la carriera del marito (il caso Monica Lewinsky) e quelli di lei in torbide faccende di stato. Fatto sta, che insieme Obama e la Clinton, sono i maggiori esponenti della ideologia Neocon farcita con la dottrina Alinsky, e che hanno poi portato a termine il disegno del loro maestro, e che oggi fanno il bello e il cattivo tempo, ma hanno ormai trasformato il Partito Democratico USA in quello che possiamo senza ombra di dubbio definire il nuovo bolscevismo del millennio.

 

Di certo quando le idee di Alinsky avevano preso piede e si espansero a macchia d’olio, la guerra fredda era ormai conclusa, e anche l’Unione Sovietica era miseramente crollata, quindi il disegno voluto dagli uomini del Soviet Supremo e del KGB era del tutto inutile; ma ormai la frittata era fatta, e sicuramente avevano altro da pensare, e poi, se questo avrebbe portato allo sconquasso dell’America, be dal loro punto di vista vigeva sempre l’idea del tanto peggio tanto meglio.

Gli unici che da tutto questo ci stanno guadagnando, sono proprio le entità che lo stesso Alinsky e i sovietici vedevano e combattevano come il male assoluto: le oligarchie capitaliste. Quello che oggi vediamo in azione sotto forma di ideologia globalista e del pensiero “politicamente corretto” altro non sono che un retaggio della dottrina ideata condotta e ispirata da Saul Alinsky, ai quali i partiti di sinistra occidentali si sono aggrappati come una scialuppa di salvataggio. Che però, al pari di tutte le ideologie marxiste, non ha alcuna speranza di risollevare le sorti delle nazioni, dove anzi, l’unica cosa che hanno sempre portato è disfacimento e impoverimento degli Stati, mentre i soliti ricchi continuano a esser tali e anzi, accrescono a dismisura le loro ricchezze, utilizzando a loro favore e piacimento queste iniziative per egemonizzare o espandere la loro influenza.

 

Andrea Franchi

 

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