Centrodestra in tensione: per le Amministrative di giugno, al momento ci si prende una pausa, con Giorgia Meloni che minaccia di mandare all’aria le candidature localizzate in Italia.
“Non ci siamo sentiti”, con Lega e Forza Italia, “è una giornata non lavorativa ma mi aspetto domani di avere decisioni importanti”, dice Ignazio La Russa, tra i protagonisti della trattativa per FdI, che ieri aveva annunciato imminenti contatti con gli alleati.
Il nodo principale riguarda Palermo, con Fratelli d’Italia che non intende chiudere un accordo senza una intesa sulla ricandidatura, in autunno, alla presidenza della Regione siciliana, di Nello Musumeci, che però Lega e FI non intendono sostenere. Proprio su Palermo si è consumato ieri uno scontro molto forte con La Russa, che aveva tuonato contro gli alleati per il lancio, in autonomia, della candidatura di Francesco Cascio.
Ed era stato necessario un intervento di Silvio Berlusconi che aveva telefonato a Giorgia Meloni e fatto diramare una nota in cui si era detto convinto che “la cosa fondamentale è essere uniti, perché uniti si vince, divisi si perde”. Il Cavaliere aveva quindi aperto alla possibilità di un “incontro” con FdI, Lega “e le altre forze politiche del centrodestra per individuare e decidere delle candidature condivise”. Il rischio, infatti, è che il centrodestra si spacchi a Palermo e FdI sostenga il candidato vicino all’Udc Roberto Lagalla.
Malgrado La Russa abbia riferito che, nel colloquio con Meloni, Berlusconi abbia “prospettato una conference call di vertice con anche Matteo Salvini”, allo stato non vi sono segnali che questo colloquio possa svolgersi a livello di leader. In particolar modo è il segretario leghista, che non ha contatti con Meloni dalla rielezione di Sergio Mattarella, il 29 gennaio, ad aver eretto un muro.
“La linea di Salvini è che in Sicilia decidono i siciliani – non si stancano di ripetere in via Bellerio -, quindi, eventuali vertici o call vedranno coinvolti i dirigenti della Lega in Sicilia a partire dal coordinatore regionale Nino Minardo”. Ed è tranchant la risposta che i vertici leghisti danno a chi chiede un commento alle minacce di FdI di non appoggiare una eventuale ricandidatura del leghista Attilio Fontana. “In Lombardia, si vota nel 2023”, tagliano corto.
