Senza remore, il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, dice le cose come stanno sulle amministrative a Palermo. «In una lista del Pd c’è il figlio di un boss che sta in carcere. Io sono un garantista. Naturalmente, non ha nessuna colpa. Ma se si vuole parlare di relazioni, allora, parliamo anche di questo». Lo ha detto rispondendo a una domanda, ad Agorà, in merito all’arresto di un candidato di Forza Italia a consigliere comunale.
Poi il coordinatore FI spiega: «Sono cose che capitano, purtroppo. Quando si accettano le candidature e si presentano i certificati, i partiti non sanno se un candidato potrà poi commettere qualche reato durante la campagna elettorale. Su quanto accaduto a Palermo, Forza Italia è parte lesa. Perché Polizzi, che peraltro non conosco, è un candidato tra i tanti, che ha avuto contatti durante la campagna elettorale con quelle persone con cui invece noi non abbiamo nulla a che fare».
Tema focale sullo scenario politico, in questo momento, è il salario minimo, il nuovo cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle per risolvere i problemi legati al mondo del lavoro. Tajani non manca nel commentare sul punto: «Credo che un salario minimo per legge non sia la soluzione. Un salario invece che sia frutto di una contrattazione tra sindacati e datore di lavoro è uno stipendio che può essere più ricco di quello che viene fissato per legge. Ha ragione Brunetta: non si tratta di tutelare solo chi è sottopagato, quello va fatto, si possono applicare i contratti nazionali anche con un decreto del governo ai sottopagati, ma serve una contrattazione nazionale perché a noi interessano 22 milioni di lavoratori».
«Mi ritiro dalla competizione elettorale», ha frattanto annunciato lo stesso Polizzi durante l’interrogatorio di garanzia. «Non sono più in corsa, nell’ipotesi remota di una elezione non accetterei». Insieme al costruttore Agostino Sansone è accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Davanti al giudice, entrambi gli indagati hanno negato l’esistenza del patto elettorale illecito- E hanno sostenuto che la trascrizione dell’intercettazione che li ha fatti finire in carcere non sia del tutto fedele al contenuto della conversazione.
