Strage di Ustica: da 42 anni un mistero fra cielo e mare.

Il volo.

Il 27 giugno 1980, il DC9 Itavia partì da Bologna diretto a Palermo con 81 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio a bordo. Il volo era in programma per atterrare all’aeroporto Punta Raisi alle ore 20:10. A circa un quarto d’ora dalla meta, la torre di controllo avvertì il comandante che si era spostato dalla sua rotta, il pilota Franco Papini comunicò alla torre di controllo di Palermo di essere nella rotta prefissata e che non si erano mai mossi: dunque perché la torre fece quel comunicato, a cosa si riferiva, cosa stava succedendo? Quattro minuti dopo, alle ore 20:14, il DC9 precipitò in mare.

l mistero.

La strage di Ustica è un mistero irrisolto che affascina e incuriosisce da 42 anni. L’aereo DC9 della compagnia Itavia, partito da Bologna con destinazione Palermo, venne abbattuto il 27 giugno 1980 da un missile, secondo la versione fra le prime emerse ma anche la più logica. Ma negli ultimi anni sono emerse diverse teorie alternative: l’aereo sarebbe stato colpito da tre esplosioni, due nel cockpit e una nella fusoliera. Quest’ultima tesi è sostenuta dall’ex magistrato Carlo Bruschi, che ha basato la propria argomentazione sulle testimonianze di alcuni piloti. La domanda che però sorge riguardo alla bomba, che secondo la tesi sarebbe stata posta nella toilette: come può l’esplosione aver spezzato in due l’aereo ma lasciando intatta la toilette dove era stata nascosta?

I tracciati radar.

Dalle rilevazioni dei tracciati radar, emerse che in realtà il DC9 Itavia, aveva mantenuto il suo percorso nella rotta stabilita attraverso l’aerovia “Ambra13”. Ma vi furono altri segnali nelle tracce radar, che non vennero identificati, non lontani dal velivolo, in realtà fin troppo vicini; e il forte sospetto è che proprio tali segnali, sono i responsabili della comunicazione fatta ai piloti secondo la quale si fossero spostati dalla rotta di volo, cosa che appunto non era avvenuta. Del resto è noto, che un pilota a seguito del decollo, imposta il sistema di “pilota automatico” che esegue autonomamente la rotta prefissata sul piano di volo, impossibile che possa spostarsi a meno di una programmazione diversa; ma i piani sono generati dalle compagnie aeree immessi nel computer di bordo, ed eseguiti dallo stesso fedelmente. L’ipotesi più plausibile, è che un altro velivolo, si sia immesso nella scia del DC9, senza usare il trasponder (una sorta di targa che identifica il velivolo), nascondendosi nel segnale del volo Itavia; ma perché?

Il contesto.

Nel 1980 eravamo nel pieno della guerra fredda, e le tensioni internazionali erano sempre sul filo di lana se non taglienti come un rasoio; si viveva in un momento tremendo, con attentati da parte del terrorismo internazionale, e schermaglie fra le potenze militari: USA; URSS; con in mezzo la Libia e l’Italia che ne era un crocevia. In particolare, proprio in quel periodo era altissima la tensione fra il nostro paese e la Libia, per via della questione maltese (lungo da spiegare, ma che è al centro di tantissimi fatti, voglio solo ricordare che nello stesso momento che i rappresentanti del nostro Governo firmavano i trattati a Malta esplose la bomba alla stazione di Bologna), e che rappresentava per il leader libico Gheddafi motivo di risentimento e possibili ritorsioni. Tanto che vi fu un tentativo di attacco da parte della marina libica, verso una nostra piattaforma petrolifera proprio non lontano dalle coste maltesi, che fu respinta dalla Marina Militare senza arrivare però allo scontro. Era però noto che quel che quando la Libia non riusciva ad arrecare danni, lo faceva finanziando il terrorismo internazionale.

Il salto del canguro.

Sulla strage di Ustica, sono stati evidenti i molteplici depistaggi, i tentativi di negare i fatti, fuorviare in ogni modo i riscontri e insabbiare per quanto fosse possibile tutta la vicenda. Ma non si può parlare di un vero occultamento delle prove (che sarebbe di fatto illegale), ma piuttosto di aver operato una vera confusione, confondendo il più possibile lo scenario, spargendo alla rinfusa le tesi per spiegare gli eventi, in qualche caso in modo convincente come quella sulla bomba, che però, non ha mai convinto a sufficienza, anche perché non stava in piedi rispetto agli effetti emersi dai rottami del DC9 Itavia. Negli anni è però emerso un accordo segreto, fra i nostri servizi segreti militari e quello libico, attraverso il quale consentiva ad aerei libici (Mig di fabbricazione sovietica), di recarsi nella ex Jugoslavia per effettuare manutenzioni o addestramenti; nascondendosi o mascherando il loro transito nelle aerovie di aerei civili, cosa che sicuramente è accaduta anche in quel triste 27 Giugno 1980. A testimoniarlo sono proprio quelle tracce radar non identificate; la ricognizione di due caccia F104 partiti da Grosseto e pilotati dai comandanti Ivo Nutarelli e Mario Naldini (poi deceduti a Ramstein durante una esibizione delle Frecce Tricolori, che avrebbero dovuto essere ascoltati alla Commissione Stragi pochi giorni dopo), e che quella sera in quello stesso momento, lanciarono il Codice 73 (allarme generale) proprio nella perpendicolare di Ustica. Cosa era successo? Fatto sta che un Mig libico venne ritrovato sui monti della Sila pochi giorni dopo, ma anche su questo ritrovamento, sono stati operati comportamenti strani, oltre al fatto che il corpo del pilota aveva in una tasca un biglietto scritto in arabo, che recava scritto secondo la prima traduzione, di essere dispiaciuto di aver provocato la morte di tante persone innocenti. Fra le miriadi di ricostruzioni degli eventi, ve ne è una che è stata studiata da un gruppo composto da piloti sia di linea che militari, investigatori, e analisti di intelligence, a titolo del tutto autonomo e non collegata ad alcuna commissione, e che analizzando i fatti, le testimonianze, i reperti (all’epoca i rottami del DC9 Itavia erano conservati alla base aerea di Pratica di Mare), ed effettuando simulazioni diverse; denominata “salto del canguro”, in riferimento a una frase di alcuni controllori di volo in quei momenti; e giunta a questa conclusione: Quella sera un Mig libico faceva ritorno in patria probabilmente dopo essere stato nella ex Jugoslavia per delle manutenzioni, e come da accordi, non era armato, e nascose la sua presenza volando nella scia del DC9 Itavia in rotta verso Palermo dove poi si sarebbe separato per proseguire verso il suo paese: ma qualcosa andò storto. Come risaputo i piloti civili usano il pilota automatico per seguire la rotta; ma il pilota militare non poteva farlo di certo eseguendo ogni manovra manualmente, e non è certo facile seguire la scia di un aereo manualmente, potrebbe anche essere incorso in uno scostamento momentaneo (da qui il motivo della comunicazione della torre ai politi di linea secondo la quale si erano spostati). Essendo però un Mig estremamente veloce rispetto a un aereo di linea, lo spostamento fu tale che per un solo momento sembrava diretto su Grosseto; fu in quel preciso istante che venne avvistato dall’aereo F104 di Nutarelli e Naldini che fecero partire il Codice di emergenza generale 73, forse interpretando quello spostamento come una manovra di attacco verso la loro base di appartenenza; da li il dramma: parte un inseguimento del caccia nemico, con mitragliamento (infatti il Mig rinvenuto sulla Sila aveva fori di proiettili sulla carlinga), tranne che i Mig in realtà erano due, uno dei quali si era mantenuto nascosto sotto il DC9 Itavia, e individuato fu attaccato con 1 missile aria-aria; il piota del secondo Mig effettuò una manovra di disimpegno disattivando per qualche secondo i motori mentre il missile stava per giungere sul bersaglio, per riattivarli e superare velocemente il velivolo che aveva i motori a piena potenza, e per questo fu quindi colpito. C’era la guerra nei cieli di Ustica la sera del 27 Giugno 1980, uno scontro avvenuto per cause fortuite e casuali, ma pur sempre uno scontro a livello militare. Quello che ne è seguito poi, fu una serie di responsabilità che sono rimbalzate da una parte all’altra, e di ipotesi che vedevano complotti della NATO in un piano per uccidere Gheddafi che spesso volava su aerei civili in Italia (si ma andava a Roma non a Bologna), ma anche di francesi con lo stesso scopo. Ma nulla di tutto questo, si trattò solo di un grosso equivoco, per via di un accordo altamente imbarazzante in quel momento per le nostre istituzioni. Che se fosse venuto a galla, sarebbe stato un problema di grave entità; ma anche rivelare tutto quanto era successo, avrebbe potuto mettere a rischio la pace e la stabilità mondiale, in quanto un fatto simile, l’aver provocato seppur involontariamente da parte di militari libici la morte di 81 persone innocenti, poteva essere il pretesto per una dichiarazione di guerra, che si sarebbe inevitabilmente estesa anche verso l’allora alleato della Libia l’URSS, scatenando la terza guerra mondiale. E questo era un prezzo nonostante le vittime di Ustica, troppo alto da rischiare di dover pagare. Un giorno speriamo non troppo lontano, il nostro Governo ci auguriamo faccia piena luce, e renda finalmente giustizia a tutti coloro che hanno perso la vita in questa vicenda, non solo i passeggeri del volo Itavia, ma anche tutti i testimoni, e quanti si sono avvicinati o hanno cercato la verità.

Andrea Franchi

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