Di Maio schiaffeggiato dal web: “traditore”, “arrivista”, “vattene”, “poltronesofà”

In migliaia sui social sbeffeggiano Luigi Di Maio, con battute, sfottò e vignette. Bersagliato anche il simbolo del suo nuovo partito, che sui social è stato ironicamente trasformato in “Insieme per il congiuntivo”, in memoria dei molteplici errori di grammatica che il ministro si è lasciato alle spalle nelle sue uscite pubbliche. “Bibbiano è il paese che amo”; “Quando si discute di merendine e bibite, per una volta sei il più preparato di tutti”. Tantissime le offese lanciate su internet contro l’ex pentastellato. Tra gli insulti meno volgari “traditore”, “arrivista”, “vattene”, “poltronesofà”.

Gli “schiaffi” che fanno più male sono quelli che arrivano proprio dal mondo della politica, da ex-amici e avversari. «Io non ho mai pensato che Di Maio non avesse i titoli per candidarsi», ha dichiarato Calenda. «Non aveva alcuna esperienza di governo e ha voluto il Ministero dello Sviluppo Economico che raggruppa 4 ministeri. Ma Di Maio ha detto non mi basta, ne voglio un quinto: il ministero del Lavoro. È arrivato, ha rimosso tutte le persone che c’erano prima ha messo i suoi. Io gli imputo la mancanza di umiltà».

Volano frecciatine piuttosto pesanti anche da Giuseppe Conte, il quale ha rimarcato le «voraci pretese di posti sicuri» di Tabacci e Di Maio. «C’è fortissima delusione, anche umana, adesso sta cercando un posto vicino a Bibbiano». Matteo Renzi ha detto ironicamente: «Con il Pd c’è Di Maio, quello che ha abolito la povertà dal terrazzino di palazzo Chigi. Il Pd si presta a questa sceneggiata».

A pungere Di Maio anche il suo ex collega Alessandro Di Battista. «Luigi Di Maio non ha un voto. Chi conosce il fanciullo di oggi, lo evita. Trasformista, disposto a tutto, arrivista. Incline al più turpe compromesso pur di stare nei palazzi. Perché il Pd dovrebbe concedergli il “diritto di tribuna? Che rassicurazioni ha avuto mesi fa, quando portava, insieme a Grillo, il M5s tra le braccia di Draghi? Queste sono domande che dovrebbero avanzare i giornalisti».

Veleno anche da Maurizio Gasparri: «Le avevamo viste tutte, ma quella di uno che fonda un partito e per paura di non essere eletto si candida in un altro ci mancava». Dalla serie, «metto in mare un gommone, lo vedo sgonfio. Poi, abbandono i naviganti del gommone con ben impresso il mio nome sulla fiancata. E salgo a bordo di una barchetta un po’ più confortevole. Siamo all’incredibile».

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