Sono stati moltissimi gli applausi al Meeting di Rimini durante intervento del Consiglio Mario Draghi. Un successo che ha avuto l’effetto di riaprire il dibattito sulla cosiddetta Agenda Draghi a un mese dalle elezioni del 25 settembre. Il quadro tracciato davanti alla platea del Meeting dall’ex numero uno della Bce, che sembra non parlare da capo del governo in carica soltanto per gli affari correnti, assume per ampi tratti le sembianze di un manifesto politico. Musica per le orecchie del Terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi, che sognano di riportare Draghi a Chigi dopo le urne. E non ne fanno mistero. “Non l’abbiamo perduto Draghi, secondo me non è così. Quello che c’è di straordinario e che non possiamo perdere è la caratura dell’uomo, il suo modo di governare e come intende l’Italia nel mondo”. Dopo il voto, assicura il segretario di Azione, “se non ci sarà una maggioranza chiara, sarà inevitabile andare avanti con lui”. E il leader di Italia viva twitta sornione: “Tutti applaudono Draghi, bravi. Ma il 25 settembre gli altri sostengono chi lo ha mandato a casa: la destra di Meloni e Salvini, la sinistra di Fratoianni, i 5 Stelle di Conte. Gli unici coerenti a sostegno di Draghi siamo stati e saremo solo noi”. I renziani in coro spingono per un ritorno di Draghi. Fra gli altri, Luigi Marattin è netto: “A destra il candidato premier è la Meloni. A sinistra bah, forse un collettivo in cui in 3 avranno 6 idee diverse. Per noi di “Italia sul serio”, invece, eccolo il nostro candidato premier”.
Passando al centrodestra, invece, fa rumore il silenzio, tra gli altri, di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, accusati di essere gli artefici della caduta del governo. Mentre un’altra picconata arriva dal presidente del M5S, Giuseppe Conte, che non le manda a dire: “Il presidente Draghi lascia un’eredità modesta soprattutto sull’agenda sociale: su salario minimo e precariato non c’è stata alcuna risposta”. D’altro canto, va sottolineato il plauso del segretario del Pd, Enrico Letta, che giunge su Twitter mentre Draghi parla a Rimini, scrive: “Ascolto il discorso di grande orgoglio italiano ed europeo di Draghi a Rimini. E poi penso che Salvini, Berlusconi e Conte si sono aggiunti il 20 luglio a Meloni per farlo cadere”. A stretto giro, ancora, non tardano ad arrivare gli elogi di Maurizio Lupi, capo politico di Noi moderati, in rappresentanza dei centristi che non hanno preso a cuor leggero la caduta dell’esecutivo. “Ancora una volta Mario Draghi ha mostrato cosa sia la responsabilità, e l’autorevolezza politica. Importantissimo il suo appello agli italiani perché si assumano ora le loro responsabilità andando a votare. Dalle loro scelte nascerà l’agenda per il nuovo governo. Quello che Draghi ci consegna è un metodo”.
