Letta apre la fase 2, Conte attacca il Pd

Enrico Letta fa la sua corsa elettorale sul centrodestra, mentre Giuseppe Conte tenta di sorpassarlo a sinistra. È una gara nella gara quella fra il segretario del Pd e il leader del M5S, fino a qualche mese fa alleati e ora sempre più distanti. “Il voto è o di qua o di là, o si vota per una destra con Meloni e Salvini oppure l’unica alternativa che possa competere siamo noi, è un fatto oggettivo”, è la tesi del Segretario del Pd che, a un mese dal voto, apre una fase 2 di questa breve campagna elettorale. Ecco sei nuovi manifesti con grafica e messaggi per “polarizzare” il dibattito politico (Putin vs Europa, combustibili fossili vs energie rinnovabili, lavoro sottopagato vs salario minimo, discriminazioni vs diritti, condoni vs meno tasse per chi lavora, No vax vs scienza) da una parte lo sfondo nero, dall’altro quello rosso, con il claim Scegli. Per Letta “È il momento della polarizzazione, delle parole nette e di una comunicazione anche brutale della posta in gioco”. “Bisogna dare la sveglia agli italiani affinché vedano chiaramente qual è il rischio che corre il Paese, a maggior ragione dopo i fatti degli ultimi giorni, cioè le parole di Matteo Salvini sulle sanzioni alla Russia e il suo elogio al modello ungherese di famiglia, e poi il gesto sconsiderato di Meloni che pubblica il video di uno stupro per propaganda e, anziché scusarsi, lo rivendica pure”.

Il claim del M5S resta “Dalla parte giusta”, e per Conte in quella parte dovrebbe riconoscersi anche l’elettore di centrosinistra deluso. Da qui la strategia di attaccare i vertici del Pd, definendo il loro comportamento “incomprensibile” e accusando Letta di aver “parlato di fedeltà a Draghi al posto di fedeltà agli italiani”. Per Conte “Se un elettore di sinistra vuole realizzare gli obiettivi di una forza progressista credo che sia addirittura costretto a votare il M5S rispetto all’offerta corrente. Siamo la forza più progressista, è evidente”. Secondo valutazioni ai piani alti del partito, i sondaggi generano ottimismo, verso un voto in cui il 10% equivarrebbe a una vittoria e il 12-13% a un grande risultato. “C’è un astensionismo pazzesco: immaginate se quel 40% andasse a votare. Si ribalterebbero tutti i sondaggi. Ecco perché il M5S è molto chiaro. Non è il momento di ammucchiate”. Il salario minimo è la priorità dell’agenda progressista di Conte, ma dal Pd vari esponenti commentano il suo appello agli elettori di sinistra rilanciando la sua foto accanto a Matteo Salvini, due anni fa quando il suo governo approvò i decreti su sicurezza. Dal Terzo polo arrivano anche le stilettate di Carlo Calenda a Letta. “E’ fermo all’Unione. Tutti contro i ‘fascisti’. Non per governare ma per sopravvivere. Trent’anni e siamo ancora qui”, dice il leader di Azione, che boccia anche i manifesti dem.

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