Il prezzo del gas lasciato alla mercé delle contrattazioni borsistiche

Lo scorso anno, la solita massa di festaioli ambientalisti ideologicizzati, scalpitava esaltante alle uscite della piccola svedese con le treccine, urlando con i bla bla bla la nuova strategia economica ambientalista delle elites al potere, che serviva più a loro che al cittadino. Obama, sbagliando, voleva far inginocchiare la Russia sfruttando il petrolio, così i nostri politici non hanno voluto essere da meno e hanno pensato di sbagliare anche loro, ma usando il gas. Ma ci sono le forniture green, le rinnovabili, non abbiamo più bisogno di quei prodotti… si pensava. Ma il pensare non cambia i fatti oggettivi. Infatti, distraendo e indirizzando l’opinione pubblica con la ragazzina semi autistica, personaggio pensato da un marketing comunicativo abbastanza sfrontato, hanno deciso di fare quella mossa che, nelle loro menti, avrebbe affossato l’economia russa: il cambio dei contratti di fornitura del gas, da contratti fissi a fornitura “a spot”. È questo l’infernale meccanismo che definisce il prezzo: l’incrocio di domanda ed offerta ma non come lo conosciamo noi, bensì come l’hanno pensata loro con i “prezzi marginali”. Vediamo cosa sono. “Offerta marginale” Ogni produttore mette in offerta la quantità di energia che è in grado di offrire al mercato indicando il prezzo a cui intende venderla. Ho 1 mld di metri cubi di gas e lo vedo a tot euro. Tradotto in maniera elementare: non vendo le mele un tanto al chilo ma vendo un tot di chili di mele ad un mio prezzo. “Domanda marginale” Allo stesso modo si procede per la richiesta, mettendo insieme le richieste dei soggetti distributori al dettaglio: ho bisogno di 20 mld di metri cubi di gas e li posso comprare a tot euro. Tradotto in maniera elementare: non acquisto le mele un tanto al chilo, ma ho bisogno di un tot di chili di mele e le posso pagare un tot di euro. Si passa dunque all’asta dell’offerta e della domanda di gas che si incrociano in un punto X di quantità ed in un punto Y di costo che determinerà il “prezzo marginale finale”. Già questo chiarisce immediatamente come il prezzo venga lasciato alla mercé della contrattazione borsistiche e che colui che ha più pecunia, possa definirne il costo e acquistare e sfrontatamente togliere agli altri, la materia prima. A danno di chi? Del cliente finale, cittadino o impresa che sia, che ne pagheranno il prezzo maggiorato dalla competizione. E non è neanche il produttore iniziale, la Russia in questo caso, che ne trae profitto, bensì i broker e gli intermediari che gestiscono il mercato. Ecco perché il danno attualmente non lo stiamo ricevendo dalla Russia, bensì dall’Olanda dove si trova il mercato e dalla Germania che, avendo più soldi, aumenta il prezzo del bene. È evidente che lasciare i contratti fissi per dipendere dal mercato, quel mercato che secondo i liberali avrebbe dovuto autoregolamentarsi, sia stato un harakiri economico. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, l’UE ha voluto metterci lo zampino e strafare. Come dicevo all’inizio, le masse erano assorbite dal gretinismo imperante che serviva appunto a distrarle e far annegare quel Lacoonte che avesse sollevato qualche dubbio e cercato di far notare che il cavallo lasciato dai greci, il passaggio al mercato a spot invece che a contratto fisso) non era un dono, ma una trappola. Infatti l’UE ha pensato ed imposto l’aggiudicazione dell’asta ad un prezzo/incasso omogeneo per tutti, compratori ed offerenti: tutti coloro che hanno richiesto energia elettrica o gas devono pagare lo stesso “prezzo marginale”; tutti coloro che hanno presentato offerte di fornitura ad un prezzo più basso di quello marginale, incasseranno comunque un pagamento commisurato al più alto “prezzo marginale” . Vedere per questo la “Comunicazione sul prezzo dell’energia” del 13 ottobre 2021. Ecco perché il prezzo del gas è aumentato dallo scorso anno e non dalla guerra per il Donbass che comunque ha contribuito a far alzare la speculazione e quindi i prezzi. La Russia l’abbiamo piegata? La Russia ha avuto un incremento del 70% nei primi sei mesi di quest’anno rispetto lo scorso anno. Cittadini ed aziende sono contenti delle manovre dei politici UE e nazionali? Lascio al lettore la risposta.

Massimiliano De Noia

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