Matteo Salvini è fortemente impegnato nel nordest. In un solo giorno è stato in Trentino, in Friuli e in Veneto con lo scopo di ricompattare il Carroccio in vista del voto del 25 settembre. L’avversario però non sembra essere il Pd o la sinistra com’è sempre stato; la preoccupazione del leader della Lega arriva dalla sua stessa coalizione: il partito di Giorgia Meloni nei sondaggi è molto sopra la Lega e potrebbe diventare in Veneto la prima forza politica. Fratelli d’Italia è altrettanto attiva, e si sta muovendo sullo stesso territorio con i big del partito per intercettare i consensi di chi vede in Fdi la vera alternativa ai “governi dei banchieri”. Non a caso Guido Crosetto è stato nominato sul campo ambasciatore di Fdi nel mondo economico nordestino; l’ex sottosegretario-imprenditore sta incontrando in pranzi e cene, oggi sarà a Vicenza e a Treviso, decine di capitani d’industria e amministratori di aziende, per spiegare la ricetta di un eventuale governo di destra contro la crisi.
Salvini, a sua volta, ha passato in rassegna la “vecchia frontiera” della Lega, quella delle regioni del Nordest dove ha avuto i suoi exploit più esaltanti e dove conta su una coppia di governatori come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Entrambi sono stati schierati da Salvini nei comizi tenuti in questi giorni a Treviso e Redipuglia. La loro stessa presenza, forse, è stata anche un deterrente contro espressioni più plastiche del malumore che cova nella base per i nomi dei candidati decisi da via Bellerio. “La Lega è un partito che esisteva quando era al 10%, esisteva quando era al 3% ed esisteva quando era al 34%: è un partito del territorio, abituato a momenti in cui cresce di più, e altri in cui cresce di meno. Però siamo un partito e non come quelle forze politiche di cartapesta che spariscono al primo al primo cambio di vento” ha rassicurato da Redipuglia Fedriga.
A Treviso, in una piazza storicamente verde, è parso esserci meno gente del solito per il segretario (6-700 persone). Così, Salvini ha replicato alle accuse: “Mi si contestava che alle 5 e mezza di un lunedì pomeriggio a Treviso, orario in cui tutti lavorano, c’erano pensionati e teenager. Una forma di snobismo e di arroganza”. “Il mondo produttivo qui mi chiede di andare avanti, domanda un po’ di burocrazia in meno, un ricambio generazionale sul posto di lavoro, quindi lo stop alla legge Fornero, e quota 41. Sono poi molto interessati alla proposta di un ministero per l’intelligenza artificiale e la modernizzazione, a Milano”. Sulla “sfida” interna con Meloni, Salvini non si sbottona: “Ne riparliamo il 25, di chi vince e di chi perde, e di che cosa faremo. Non vedo l’ora che gli italiani votino, siamo destinati a governare”.
