Enrico Letta fa tappa in Puglia e lancia la ricetta Dem per il Mezzogiorno. Del resto “questa è una Regione in cui i sondaggi dicono che i collegi uninominali sono contendibili. Sono qui anche per dare la spinta ai nostri candidati perché sui collegi uninominali della Puglia si giocherà una sfida importante”. E per provare a conquistare consenso nel Mezzogiorno, il Pd mette nel mirino in particolare il M5S che ha da sempre al Sud un grosso bacino elettorale. Dal Nazareno attaccano: “Conte continua a vendersi il reddito di cittadinanza che non potrà mai tutelare”; per Enrico Letta “Il Reddito di cittadinanza va mantenuto ma riformato” per “essere più efficaci sul tema della disoccupazione oggi così forte”. I Dem, d’altra parte, puntano molto sul tema dell’occupazione: nel loro patto per il rilancio del Sud, in quella Carta di Taranto siglata e presentata dal segretario ieri, si parla dell’assunzione di 300mila dipendenti della Pa entro il 2024, con un piano che li porti a 900mila entro il 2029. Numeri sui quali il segretario Dem si attira le critiche di Lega e Azione. “Ha candidato al Nord Cottarelli, l’uomo della spending review” attacca Roberto Calderoli e ora “spara queste cifre miracolistiche”, forse “doveva candidare Cetto La Qualunque”.
“E’ una dichiarazione delirante”, commenta Carlo Calenda aggiungendo: “Io Letta non lo riconosco più”. Sono cifre, è la replica del Nazareno con Marco Meloni, necessarie “per la gestione dei programmi delle riforme, a partire dal Pnrr”, riforme necessarie, è l’altro messaggio che viene dal Pd con la presentazione del piano del Sud, per evitare un’Italia a due velocità: “L’Italia è una” attacca Letta “mentre la Lega ha deciso di ritornare all’idea originaria di un’Italia differenziata in cui c’è un nord che va per conto suo e lascia al Mezzogiorno le briciole. Da qui lanciamo la sfida alla Lega di Salvini: noi non renderemo possibile un nuovo scippo al Mezzogiorno”. Poi arrivano le stoccate nei confronti di Giorgia Meloni che incontrerà oggi nel faccia a faccia su Corriere.tv. Per Letta se diventasse premier sarebbe comunque una presidente del Consiglio che “porta avanti politiche maschiliste”: “Temo l’inadeguatezza della Meloni al governo”.
