Qualche settimana fa avevano rilasciato previsioni nefaste anche Confcommercio e Coldiretti. Per la prima sono a rischio chiusura 120mila imprese con i corrispondenti 370mila posti di lavoro, per il secondo 2,6 milioni di persone potrebbero essere a rischio fame in tutto il Paese.
I tecnici di Confindustria prendono in esame due simulazioni, con impatti variabili sull’economia italiana nel biennio 2022-2023- Secondo la prima il prezzo del gas rimane fino alle fine del 2023 a 235 euro al megawattora (valore medio di agosto). In questo caso l’impatto per l’economia del nostro Paese è stimato in una minore crescita del pil del 2,2%. Questo rispetto a una media di prezzo di 99 euro dei primi 6 mesi di quest’anno.
Se invece il prezzo fosse vicino ai 300 euro al megawattora (come si attende dai futures), la riduzione di ricchezza prodotta nel biennio sarebbe del 3,2%. Quanto ai posti di lavoro persi, si prevede rispettivamente nei due scenari: 383mila e 582mila occupati in meno, senza un posto di lavoro. Con questi dati l’Italia andrebbe in recessione.
Per questo il Centro studi dell’organizzazione di tutela delle imprese parla di “contesto difficile nella seconda metà del 2022” e di “scenario che vira al ribasso”, proprio per prezzo del gas a livelli record, inflazione e tassi di interesse aumentati dalla Banca centrale europea
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Secondo il Centro studi, infine, “l’inflazione erode il reddito delle famiglie e minaccia i consumi, protetti, non ancora per dal risparmio accumulato”, mentre i tassi rialzati dalla Bce “daranno un ulteriore impulso recessivo”. Insomma, previsioni molto dure per un “autunno bollente”, come lo ha definito l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.
