Secondo l’Unione nazionale consumatori gli ultimi dati sull’indice dei prezzi al consumo sono “uno tsunami” per gli italiani, mentre il Codacons prevede una vera e propria stangata sulle famiglie. La stima di aggravio di spesa annuale per un nucleo medio è di 2.580 euro.
Per Eurostat il rincaro deriva per lo più dalla guerra tra Russia e Ucraina. In realtà il prezzo del grano duro e tenero era in aumento già dall’estate del 2021, per colpa dei danni ai raccolti procurati dal cambiamento climatico e la strozzatura dei cosiddetti colli di bottiglia nella ripresa economica dopo le prime ondate di Covid.
Tuttavia il conflitto ha accelerato fortemente il trend. Tra agosto del 2020 e stesso mese del 2021, infatti, l’incremento medio in Europa era appena del 3%. Gli aumenti maggiori del prezzo del pane, nell’ultimo anno, si sono registrati nell’est del Continente, rispettivamente in: Ungheria (+66%), Lituania (+33%), Estonia e Slovacchia (+32%). Tra i Paesi meno colpiti, invece, l’Olanda (+10%) e la Francia (+8%), mentre in Italia il rincaro è stato del 13,5%, sotto alla media Ue.
Caffè, burro, pasta, carne, zucchero, latte. I prezzi dei beni alimentari continuano a salire, con l’inflazione che non accenna a fermarsi in tutta Europa. In Italia il pane è aumentato in media del 13,6% e la causa è ancora una volta da ricercare nel conflitto scoppiato in Ucraina, come spiega il Codacons. Ma il pane non è l’unico prodotto a risentire della guerra in corso: il prezzo della pasta, in base ai dati Istat, è aumentato in Italia del 25,8% nel mese di agosto, mentre l’olio di semi ha registrato un rincaro del 62,2% e la farina è aumentata in media del 23%.
Secondo il Codacons, se si considera la spesa annua delle famiglie, nel 2022 un nucleo formato da 4 persone, potrebbe spendere solo per pane e cereali 175 euro in più rispetto allo scorso anno, proprio a causa dei pesanti incrementi dei listini al dettaglio.
Una recente ricerca di Coldiretti, evidenzia come le famiglie sono costrette a tagliare sulla quantità del cibo nel carrello aumentando il ricorso ai discount, mentre l’ultimo rapporto Coop rileva un calo del 38% della quota di italiani che acquistano “prodotti bio”.
