Dopo il deludente risultato elettorale, il Consiglio Federale della Lega si chiude con un messaggio all’esterno di assoluta compattezza e di piena fiducia nel leader Matteo Salvini. Ma questa volta i governatori ottengono un’accelerazione della macchina congressuale: entro fine anno si dovranno fare non solo i congressi locali ma anche i provinciali, che Salvini aveva messo in calendario per il 2023, e poi i regionali “immediatamente a seguire”. Nella Lega si chiude un’epoca, con l’esclusione di Umberto Bossi dal Parlamento dopo 35 anni, e la base del Nord esprime tutto il disappunto sui social. Ma nella nota del Consiglio Federale non ve n’è traccia: si “guarda al futuro”, recita il comunicato, ovvero al confronto con Fratelli d’Italia per la composizione del nuovo Governo, che rischia già di diventare scontro sul ruolo che Salvini potrà ricoprire.
Ai retroscena che vogliono Giorgia Meloni orientata a concedere al segretario leghista solo un ruolo da comprimario nell’esecutivo, il Carroccio reagisce facendo quadrato e chiedendo un “ministero di peso”, un “ruolo di primo piano” per Salvini. Che sia un modo per poi “spingere” Salvini a lasciare la segreteria si vedrà, intanto c’è la consapevolezza, anche da parte dei più critici nei confronti del segretario, che solo così si possono ottenere i risultati che stanno a cuore alla Lega, a cominciare dall‘autonomia rivendicata con forza da tutti i governatori. All’uscita dal Consiglio Federale, poche le parole dei governatori: “Tutto bene”, dice il friulano Massimiliano Fedriga; “benissimo” rilancia il lombardo Attilio Fontana; sono stati loro, insieme al veneto Luca Zaia, a chiedere che si celebrino il prima possibile i regionali per consentire ai territori di dire la loro e sfogare in qualche modo i malumori.
La nota conferma “piena fiducia” del Federale in Salvini, ma ai dirigenti del partito il segretario deve assicurare “ascolto dei territori e valorizzazione dei tanti amministratori, a partire dai governatori”. Anche la composizione del Governo sarà costruita “insieme” ai dirigenti leghisti, tanto che è già convocato per la prossima settimana un nuovo Consiglio Federale. L’autonomia viene confermata come tema prioritario, da affrontare “al primo Cdm”, e insieme vengono elencati caro bollette e Quota 41. La linea da comunicare all’esterno è affidata alle parole del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, fedelissimo di Salvini: la Lega “esprime i Ministri che ritiene” e “conviene a tutti che le nostre richieste siano esaudite”. Le tensioni restano: i dubbi sulla strategia nazionale, la sottovalutazione del ruolo dei territori storici, il sorpasso di Fratelli d’Italia che brucia e che rischia di costare caro in termini di equilibri locali, ma in tanti ritengono che un cambio di leadership ora non avrebbe senso. Insomma, se ne riparla nel 2023.
