Nel Pd tiene banco il dibattito sul congresso. Giovedì Letta parla in direzione

Nel Pd la priorità è quella di definire i tempi del Congresso. Tutti, a cominciare dal segretario Enrico Letta, sperano di concludere il percorso che porta alle primarie in tempi brevi, un compito non facile, tuttavia: l’ultima volta, era il 2019, ci vollero sei mesi per fare i congressi locali, quelli provinciali per approdare infine a quello nazionale e alle primarie. Base Riformista, che ha già detto di voler sostenere la corsa di Stefano Bonaccini, preme perché “non si allunghi il brodo”: il rischio, per l’area politica che si raccoglie attorno a Lorenzo Guerini è quello di arrivare impreparati al voto di Lazio e Lombardia della prossima primavera. Domani Base Riformista cercherà di fare il punto su quello che si muove in vista della direzione nazionale; l’obiettivo possibile è chiudere entro fine febbraio o inizio marzo, una necessità ancora più stringente visti gli attacchi quotidiani che arrivano dai centristi e dal M5S. Sono giorni che Matteo Renzi è passato alla controffensiva e si pone anche in contraddizione con Carlo Calenda, suo alleato elettorale: questi invita il Pd a mollare M5S per aggregarsi al centro, lui si fa promotore di una linea oltranzista, né con il Pd né con il M5S.

Qualche indicazione in più arriverà comunque giovedì, quando Enrico Letta terrà la sua relazione in Direzione nazionale. Non si tratterà di una proposta chiusa ma aperta alle proposte di tutti per un “vero Congresso costituente”. Da questo punto di vista, rappresentano un segnale positivo le tante dichiarazioni arrivate in questi giorni da tutto il mondo vicino al Pd. Ciò che invece è “irricevibile” per il Nazareno è la “drammatizzazione di chi pensa che il Pd sia da sciogliere”: è il secondo partito in Italia e uno dei più importanti della socialdemocrazia in Europa, viene sottolineato. In attesa che si riunisca la Direzione, dunque, si guarda con ottimismo ai prossimi passaggi, mentre sembra arrestarsi la pioggia di candidature e autocandidature alla segreteria. Anzi, dall’Emilia-Romagna arriva l’auspicio di chi, come Andrea De Maria, vorrebbe vedere correre in ticket Stefano Bonaccini e la sua vice in giunta Elly Schlein. Una strada impercorribile a sentire alcune fonti Pd: si tratterebbe, infatti, di minare la forza della leadership nazionale e della giunta emiliana con un colpo solo e “Vorrebbe dire fare un minestrone con tutti dentro senza contarsi e lasciando le cose come stanno”. Insomma la strada verso il congresso del Pd è solo all’inizio.

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