Pd, Letta alla direzione: pronti a cambiare la legge elettorale. Serviva campo largo per battere la destra
“Non è stato un risultato catastrofico, ma oggi siamo in condizione di farla bene questa discussione. Se aspettiamo saremo in una situazione peggiore di questa. Un discussioni senza sconti, a me stesso e a ciascuno di noi”. Le parole del segretario Enrico Letta alla direzione Pd di fatto aprono alla battaglia interna tra le varie anime dei democratici. Davanti alla direzione del partito e dopo la cocente sconfitta elettorale, il segretario uscente rivendica comunque il ruolo e la storia del Pd, ne difende il simbolo, spiega le ragioni del tonfo, apre a uno schietto confronto interno e soprattutto prova a indicare la strada per il futuro immediato e a medio termine. “Faremo opposizione fin da subito. Sará un’opposizione costruttiva, non conoscitiva, intransigente. E se il governo di destra dovesse cadere dovremo chiedere subito elezioni anticipate, senza esecutivi di salvezza pubblica. Vorrei che il Pd tornasse all’esperienza di partito pugnace che fece cadere il governo Berlusconi e che portò il rapporto debito/Pil al 100%. Alla luce della situazione generale la luna di miele di questo governo potrebbe essere breve, dobbiamo tenerci pronti”, ha spiegato Letta evidentemente individuando anche nell’appoggio a un governo di larghe intese una delle ragioni della sconfitta. Una ma non certo l’unica, secondo Letta: “La destra ha vinto perchè unita. Il campo largo, una larga unitá a sinistra, sarebbe stato l’unico schema che ci avrebbe consentito di prevalere con questa legge elettorale pessima e che va cambiata”. E ancora un’autocritica: “Non siamo riusciti a parlare agli italiani che non ce la fanno. Lo dicono i primi studi, su quella fascia elettorale non siamo stati uno dei punti di riferimento”. “Un campo ha vinto perché unito un altro, nonostante lo sforzo di mesi e anni, non è stato unito” e ha perso”, ha poi riflettuto Letta analizzando il risultato elettorale. “L’unica forza che ha vinto le elezioni è Fdi, il commento al voto è stato confuso e molto asimmetrico, tutte le altre forze le elezioni non le hanno vinte o le hanno perse”, ha aggiunto il segretario del Pd. “Il primo obiettivo era essere non solo il partito degli italiani che ce la fanno. Non siamo riusciti a parlare agli italiani che non ce la fanno”, ha detto Enrico Letta parlando alla direzione Pd. “Lo dicono i primi studi, su quella fascia elettorale non siamo stati uno dei punti di riferimento. Questo il primo punto sul quale la nostra analisi deve essere senza nessuno sconto”, ha evidenziato. “Abbiamo profondamente lavorato per costruire un campo largo e l’unica possibilità per battere le destre unite, questa larga unità è stata impossibile, un modello come quello del 2006 quando una destra unita fu battuta da un centrosinistra che unì tutti e vinse di pochissimo. Stavolta gli interlocutori non volevano stare insieme, questo è il film di quanto accaduto”. “Il lavoro – ha ricordato – è stato interrotto in modo molto brusco, il 20 luglio con la caduta del governo, punto di non ritorno, una interruzione brusca ci ha intrappolati dentro una campagna elettorale con Draghi sì o no, evidentemente questo ha finito per mettere in secondo piano un progetto, e me ne assumo la responsabilità, che stavamo costruendo per il paese. Siamo andati alle elezioni con un profilo non compiuto, di corsa, che ci ha portato a non essere all’altezza degli obiettvi chiave per vincere”.

ALetta ha quindi ribadito l’indisponibilitá a continuare dopo il Congresso: “Molti mi hanno chiesto di considerare un impegno di più lungo periodo che vada oltre il congresso. Lo riterrei un errore. Serve una classe dirigente più giovane. Una nuova generazione, legittimata da un congresso”. Il segretario ha quindi invitato la direzione a un confronto schietto e diretto: “Oggi siamo in un appuntamento molto importante per tutti noi, siamo qui con grande senso di impegno e responsabilitá. Il linguaggio di veritá è quello con cui dobbiamo parlarci tutti, senza infingimenti. Nessuno sconto fra di noi. Il risultato non è stato catastrofico e oggi questa discussione la possiamo fare bene. Se aspettiamo, la dovremo fare in una condizione peggiore di questa”. Letta ha poi rivendicato la stagione e l’anima del Pd: “Quindici anni fa nasceva il Pd. Credo sia stato un successo perchè è stato e sará una storia positiva per il Paese”. E anche sul simbolo “la mia personale scelta è che rimanga esattamente così com’è, perchè racconta il servizio all’Italia”.

Letta ha poi toccato il tema della presenza femminile nel partito: “Nella rappresentanza parlamentare formata da donne abbiamo fallito. Dall’altra parte ci sarà la prima premier donna e dobbiamo essere credibili su questo punto: le capogruppo devono essere donne”. Quello dell’energia: “Il disaccoppiamento prezzi gas-elettricità è la strada giusta”. E quello dei vaccini: “Non abbiamo sentito da Meloni e dalla destra parole chiare sulla campagna vaccinale. La protezione dei cittadini è fondamentale”, ha detto Letta.

Fatta l’autocritica, fatta l’analisi della debacle elettorale, ammesse colpe e responsabilità adesso c’è da rifare il partito democratico e resta da trovare il nuovo segretario. “L’unica data che fisso, il resto lo decideremo in una prossima direzione, ma la nuova classe dirigente del Pd deve essere in campo con l’inizio della prossima primavera”, ha annunciato il segretario del Pd, indicando alla Direzione nazionale il percorso congressuale che porterà all’elezione del suo successore, percorso che a suo avviso deve “concludersi nell’inverno” perché a suo dire “sono necessari dei tempi giusti per il congresso, che vuol dire non fare un X Factor di corsa per trovare il migliore segretario in 40 giorni, ma nemmeno un congresso che rinvia alle calende greche”.

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