Sono ancora pressoché tutti da sciogliere i principali nodi con cui è alle prese Giorgia Meloni per la definizione del nuovo governo. Tempo ce n’è ma non troppo: giovedì si insedieranno le Camere e si voterà per i Presidenti di Camera e Senato, fra il 17 e il 18 ottobre si costituiranno i gruppi parlamentari, quindi, al Colle potranno cominciare le consultazioni e il presidente della Repubblica Segio Mattarella potrà dare l’incarico per formare un Governo, eventualmente anche durante la missione di Mario Draghi a Bruxelles del 20-21. Ma solo dopo il Consiglio europeo, cruciale per la crisi dell’energia, si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza, il suo successore potrà giurare. Giorgia Meloni conta di farsi trovare pronta con la lista dei Ministri, con l’obiettivo di chiudere entro lunedì 24 ottobre. Nel frattempo, deve concludere una trattativa complicata e non priva di tensioni. Servirà un nuovo confronto a tre con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, forse già oggi a Roma.
Le prime caselle dovrebbero essere riempite fra giovedì e venerdì, con l’elezione dei presidenti delle Camere. FdI ha opzionato per il Senato Ignazio La Russa, Montecitorio andrà alla Lega, con Riccardo Molinari favorito su Giancarlo Giorgetti che potrebbe diventare il candidato del centrodestra per le Regionali in Lombardia. Il suo nome circola anche per il Mef, soluzione che però finirebbe per ridimensionare le pretese della Lega, ipotesi difficilmente accettabile per Salvini. L’obiettivo è un tecnico di rango: Meloni punta sempre su Fabio Panetta che al momento non sarebbe convinto anche per ragioni di opportunità. Alternative di peso rimangono Domenico Siniscalco e Dario Scannapieco, anche se all’interno di FdI ci sarebbero dubbi sull’idea di sostituire quest’ultimo al vertice di Cdp, tant’è che non si esclude una soluzione interna al Mef, ad esempio ricorrendo al Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta. Comunque sia, i tecnici potrebbero essere meno di quanti si pensava; fra questi dovrebbe esserci il prefetto Matteo Piantedosi agli Interni, e si parla del banchiere Gaetano Miccichè, ad esempio al Mise.
Quello che è certo è che dovrà essere un “esecutivo autorevole e di altissimo livello”, ha ribadito la leader di FdI parlando ai suoi parlamentari ma rivolgendosi agli alleati. I rapporti fra Meloni e Berlusconi non sono distesi. Il Cavaliere sarebbe “molto infastidito” soprattutto per il poco valore attribuito a FI; dietro le tensioni con FI c’è soprattutto la resistenza della Meloni ad affidare a Licia Ronzulli un ministero di peso, come Salute o Istruzione. Intanto FdI rivendica anche i Ministeri della Difesa, che potrebbe andare a Adolfo Urso, e della Giustizia riservato a Carlo Nordio. Per l’Attuazione del programma, Giovanbattista Fazzolari è il primo nome ma rimane comunque l’opzione accreditata come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Di certo, escluso dalle presidenze della Camere, FI avrà un ministero di peso: agli Esteri sembra, al momento, destinato Antonio Tajani, mentre si è tirata fuori Elisabetta Belloni, così come sembrerebbe fuori dai giochi Giampiero Massolo. Non è più agevole la trattativa con la Lega, che dovrebbe puntare a quattro ministeri, escludendo il Viminale se fosse affidato al prefetto Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini. Il leader leghista alla fine potrebbe avere le Infrastrutture, Agricoltura, Riforme e Turismo.
