Ristabiliti i rapporti con Giorgia Meloni oggi Silvio Berlusconi si dovrà dedicare a un’altra partita molto delicata in casa Forza Italia, quella dei capigruppo, legata a quella dei ministri, che rispecchia l’attuale dicotomia interna al partito tra governisti filo-Tajani e ronzulliani, e potrebbe trasformarsi in una sorta di resa dei conti dagli esiti imprevedibili. Il principale nodo da sciogliere, infatti, è quale sarà la contropartita per Licia Ronzulli, esclusa dal governo per le forti perplessità di FdI: se fino a 24 ore fa in tanti erano pronti a giurare che sarebbe diventata capogruppo al Senato prevalendo sugli altri contendenti Maurizio Gasparri e Gianfranco Miccichè, adesso la sua nomina al posto di Annamaria Bernini non sarebbe così scontata, perché, raccontano, peserebbe su di lei il giudizio della famiglia del Cav cui non sarebbe affatto piaciuto l’attivismo della fedelissima di Arcore (anche grazie al supporto di Marta Fascina) per ottenere l’upgrade governativo.
Ora, riferiscono, bisognerà vedere quanta forza avrà la Ronzulli per approdare alla guida dei senatori azzurri. Allo stato, stando alle indiscrezioni, la responsabile nazionale di Fi per i rapporti con gli alleati sarebbe in campo e potrebbe contare su Alessandro Cattaneo, considerato a lei vicino, se quest’ultimo dovesse ottenere un posto nella squadra di Palazzo Chigi. Si preannuncia battaglia anche per il ruolo di capogruppo a Montecitorio, dove i ronzulliani proveranno con un loro nome (nei giorni scorsi si era parlato di Giorgio Mulè e dello stesso Cattaneo se dovesse restare fuori dai giochi ministeriali) a dare filo da torcere ai tajaniani che proveranno a confermare come presidente dei deputati Paolo Barelli, nome gradito ai meloniani. In gioco, insomma, c’è il futuro assetto di Forza Italia anche se l’ultima parola spetterà a Silvio Berlusconi.
