Vice-presidenze Camere, scontro Pd e Terzo polo. Calenda: non parteciperemo al voto. Letta: le opposizioni siano unite

“Se da qui a mercoledì non ci sono novità non parteciperemo al voto per le vicepresidenze di Camera e Senato perché una delle opposizioni è esclusa dall`accordo Pd-M5S, il che fa capire che sotto traccia un`intesa tra di loro su tutto c`è già. I dem non avendo più nessuna idea scelgono sulla base della consistenza elettorale. Dicono: i 5 Stelle hanno più voti andiamo con loro. Letta ormai ha scelto i 5 Stelle. Non ho più sentito nessuno neanche per le Regionali”. Così Carlo Calenda, in un’intervista con il Corriere della Sera fotografa lo stato delle relazioni tra il Terzo polo e il Pd. Il clima è sempre più teso e non si vede all’orizzonte la possibilità di un fronte unico delle opposizioni per fronteggiare il prossimo governo di centrodestra. E se i leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e quello di Forza Italia, Silvio Berlusconi hanno siglato nel faccia a faccia di ieri una sorta di tregua seppure armata, lo stesso non si può dire tra il centrosinistra e il cosiddetto Terzo polo. E il muro contro muro sulle vice-presidenze delle Camere ne è la prova. I centristi attaccano Pd e M5s, li accusano di avere già stretto un accordo e si dicono pronti a non partecipare al voto se non verrà lasciata una poltrona da vice-presidente ad un esponente di Azione-Iv. La minaccia, però, al momento non provoca nessun cedimento da parte dei democratici. Anzi, il segretario Enrico Letta tira dritto. “Le opposizioni devono essere unite se vogliono mettere in crisi la maggioranza, non servono ascari pronti a sostituirsi”, ha detto, parlando ai senatori Pd. “L’unico modo di mettere in crisi la maggioranza è che le opposizioni siano unite. Ma se la maggioranza ha pronti gli ascari pronti a sostituirsi tutto è vano. Serve un’intesa la più ampia possibile per mettere in difficoltà la maggioranza, soprattutto al Senato”. “Noi – ha aggiunto – abbiamo ridotto al minimo i toni aggressivi nei confronti delle opposizioni. Dobbiamo rivendicare questo atteggiamento, ma dobbiamo anche obbligare loro a stare sui temi. Le scelte dei presidente delle Camere spinge verso una maggiore coesione e capacità di incisione da parte nostra”. Però la tensione è evidente e Letta non nonostanten i tentativi di pacificazione ammette che “dai centristi arrivano provocazioni e attacchi insopportabili” e “c’è un problema anche con M5s, seppure con forme comportamentali diverse”. “Lo stato di salute delle opposizioni sconta la continuazione del clima elettorale, quando chi stava attorno a noi ha esercitato una continua e progressiva attenzione critica nei nostri confronti”, ha sottolineato Letta. “Queste prime settimane di legislatura sono partite nello stesso modo, soprattutto da parte di Calenda e Renzi, con provocazioni e attacchi insopportabili. Sembra che il campo dell’opposizione si debba ridurre a cosa dicono loro di noi. E’ una cosa francamente insostenibile e non ho mai visto
nella mia vita politica una situazione così incomprensibile, che rende l’immagine di un’opposizione dove ognuno è per conto suo”.

Lo scontro tra Pd e Terzo Polo comunque va avanti da giorni, Matteo Renzi ha cominciato a denunciare l’esclusione dei centristi dalle vice-presidenze già la scorsa settimana e oggi Carlo Calenda ha attaccato su Twitter: “Se Pd e M5s faranno l’accordo per spartirsi tutte le vice presidenze di Camera e Senato destinate all’opposizione noi non parteciperemo al voto. Se questo accordo si materializzerà, la scelta del Pd in termini di alleanze sarà evidente”. Immediato il sostegno del leader di Iv: “Condivido”, ha scritto subito Renzi. Dal Pd, però, la replica è ruvida. Francesco Boccia parla appunto di “falsificazione della realtà. Speriamo che Renzi si fermi qui perché sta dicendo cose false: i regolamenti di Camera e Senato garantiscono a tutte le opposizioni la presenza negli uffici di presidenza. Con i numeri che hanno potranno accedere alle cariche elettive negli uffici di presidenza, i questori e i segretari d’Aula. Se si pretende con il 4,5% di ottenere una vicepresidenza del Senato che andrebbe ai gruppi maggiori è un pò troppo. Quei numeri consentono di avere degli incarichi che non sono quelli dei vicepresidenti”. L’unica possibile deroga a questo schema la indica Enrico Borghi: “Noi abbiamo due strade: una composizione politica oppure una composizione tecnica che tenga conto della dimensione numerica dei singoli gruppi”. In altre parole – è il ragionamento – i numeri dicono che le vice-presidenze toccano a Pd e M5s, ma si potrebbe valutare di lasciarne una ai centristi nel quadro di un accordo politico, quel coordinamento delle opposizioni che Enrico Letta propone da settimane. Senza un accordo, al momento difficile da immaginare, ognuno andrà per conto proprio. “Il Pd deve colmare un vulnus e dunque, oltre alla conferma delle due capigruppo, eleggerà due vicepresidenti donne alla Camera e al Senato”, ha detto Enrico Letta parlando ai senatori del partito. “Anche per la vicepresidenza la mia proposta è di riconfermare Anna Rossomando come VicePresidente del Senato. Anche alla Camera proporrò una VicePresidente donna, tra le figure più rappresentative del nostro partito”. Il Pd, dunque, tira dritto. Per i 5 stelle i nomi sarebbero quelli di Chiara Appendino alla Camera e di Stefano Patuanelli al Senato, ma anche in questo caso non c’è ancora una scelta definitiva.

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