Il Pd chiude alla Moratti. Calenda apre ad un accordo in Lombardia e Lazio
In Lombardia le dimissioni dalla giunta di Letizia Moratti agitano le acque del centrosinistra per la scelta dello sfidante del governatore Attilio Fontana alle prossime elezioni regionali. La mossa dell’ormai ex vicepresidente e assessore al Welfare, annunciata in dissenso con le ultime misure sul Covid decise dal governo Meloni, viene letta come il preludio di una discesa in campo per la corsa alle prossime regionali. In molti dicono che simbolo, lista e anche punti programmatici sarebbero già pronti e che ora si attende solamente la mossa della Moratti. Sull’ipotesi è Matteo Renzi a parlare “Se io fossi il segretario del Pd, chiamerei di corsa Letizia Moratti e direi di andare insieme”. Dal quartier generale dem, in ogni caso, l’invito viene rispedito al mittente. Fonti vicine al segretario escludono ogni “minimo endorsement” alla Moratti: “perché il centrosinistra dovrebbe sostenere una donna di destra, ministra di Berlusconi e assessora di Fontana? Solo Renzi può pensarci”.

Anche il Pd lombardo, che sabato mattina a Milano terrà la propria assemblea sulle regionali, non crede all’ipotesi Moratti: rimane “organica al centrodestra” dunque “parlare di suo coinvolgimento in un progetto alternativo a quel campo sia impossibile, o comunque molto improbabile” dice il capogruppo dem in Consiglio regionale, Fabio Pizzul. A sinistra, in realtà, si fa sempre più strada la candidatura dell’ex mister spending review Carlo Cottarelli, che non chiude all’eventualità: “Se arrivasse un’offerta ci penserei, ma ancora oggi non è venuto nessuno. Ovviamente ci deve essere un’alleanza sufficientemente ampia”, pone come condizione il neo senatore dem. Ad auspicare una “compagine larga con Pd, Italia Viva e Azione” è anche il sindaco di Milano, Beppe Sala. Lato centrodestra, il governatore Attilio Fontana tira dritto e conferma l’intenzione di correre per il bis: “La mia ricandidatura è nei fatti, non serve formalizzare” mentre Moratti “è evidente che stia guardando altrove”, ovvero a sinistra.

La partita della Lombardia resta comunque legata a quella del Lazio, dove per effetto delle dimissioni da governatore annunciate da Nicola Zingaretti si andrà ad elezioni anticipate, probabilmente a febbraio. Oggi in campo “ci sono Alessio D’Amato nel Lazio e Moratti-Cottarelli in Lombardia. L’accordo o si fa sulle due regioni oppure non si fa e ognuno va per conto suo”, avverte il leader di Azione, Carlo Calenda, che entro novembre completerà la federazione con Italia Viva. La verità che ancora nulla è stato deciso e che nelle prossime settimane Pd, Azione, Italia Viva e M5S dovranno trovare una sintesi e decidere se e come collaborare. L’impressione è che il M5S sceglierà di non allearsi con nessuno, il che potrebbe favorire il riavvicinamento tra Pd e Terzo Polo anche se la decisione della Moratti potrebbe far saltare un eventuale accordo.

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