In Parlamento Piantedosi chiede una svolta europea sui migranti

Ci sono “sfide epocali che non possono essere affrontate dai singoli Stati”. È quindi arrivato il tempo che l’Unione Europea “sviluppi una grande politica per le migrazioni”, perché finora l’Italia è stata penalizzata, con il Canale di Sicilia che è “la principale rotta degli ingressi illegali” nel Continente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella sua informativa alle Camere rivendica la strategia del Governo “ispirata a umanità e fermezza”, ribadisce che le navi ong costituiscono un “fattore d’attrazione” dei flussi e raffredda la temperatura dello scontro con la Francia, dopo il caso Ocean Viking. Intanto da Bruxelles arrivano aperture: “Siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione”, ha assicurato la Commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, mentre la premier francese Elisabeth Borne riconosce che le navi ong “fanno un lavoro importante ma una cooperazione più fluida e trasparente con i poteri pubblici è indispensabile”. In Parlamento il Ministro dell’Interno rimarca che “Non abbiamo nessuna intenzione di venir meno ai doveri di accoglienza e solidarietà, ma in Italia non si entra illegalmente e la selezione di ingresso non la fanno i trafficanti di esseri umani”.

Piantedosi rileva come il sistema di accoglienza sia messo sotto pressione dagli sbarchi, cresciuti del 64% rispetto al 2021 (93mila arrivi) e i Prefetti segnalano difficoltà a reperire ulteriori posti. Inoltre, la maggior parte dei migranti “è spinta da motivazioni di carattere economico e, quindi, non ha titolo a rimanere sul territorio nazionale”. Quanto alle navi ong, l’ex prefetto invoca un “maggior coinvolgimento dello Stato di bandiera dell’imbarcazione: non può essere un soggetto privato a scegliere il Paese dove sbarcare i migranti”. Una frecciata il Ministro la riserva anche agli “Stati che esortano l’Italia ad accollarsi gli oneri dell’accoglienza, ma sono tra i fautori più intransigenti, in sede europea, del contrasto ai movimenti secondari e tra i principali oppositori al mutamento del regime di asilo di Dublino”. Più in generale, serve “una nuova politica europea”, visto che il meccanismo volontario di solidarietà per i ricollocamenti ha dato risultati “del tutto insoddisfacenti”.

Il Ministro ha ribadito che mentre si portano avanti trattative con Bruxelles e gli altri paesi dell’Ue, il Governo pensa a nuovi provvedimenti in materia di migranti. Piantedosi rileva tuttavia che “le norme le scrive il Parlamento”, sembrando così chiudere la strada all’ipotesi di un decreto legge, dopo le polemiche seguite a quello contro i rave. Si agirà però sul decreto flussi, che riserva quote d’ingresso a una serie di Paesi, rivedendo i meccanismi previsti in modo da premiare gli Stati che garantiscano “concretamente la loro collaborazione nella prevenzione delle partenze e soprattutto nell’attuazione dei rimpatri”. Saranno inoltre rafforzati i corridoi umanitari per i vulnerabili. Tra Camera e Senato pieno sostegno della maggioranza all’informativa del Ministro, critiche dall’opposizione: “Deve decidere se agisce come capo gabinetto di Matteo Salvini o come ministro della Repubblica che fa politica e la fa per la Nazione”, attacca il leader di Azione Carlo Calenda.

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