Precisa di parlare a “titolo personale”, ma la decisione di non votare il primo decreto del Governo, quello conosciuto come l’Anti-Rave, scatena forti reazioni politiche. Licia Ronzulli, presidente dei senatori di FI, il provvedimento è uno dei più identitari del Governo di Giorgia Meloni perché non solo introduce il nuovo reato di Rave illegale, ma prevede anche una riforma dell’ergastolo ostativo e una deroga agli obblighi vaccinali. Da sempre favorevole alle vaccinazioni, la capogruppo azzurra, che Berlusconi voleva alla guida del ministero della Salute, proprio non ce la fa a votare l’articolo 7 del testo che anticipa il reintegro dei sanitari No-vax e contiene (grazie a un emendamento della Lega) il rinvio del pagamento delle multe per chi non si è vaccinato: “Siamo stati noi a ispirare, con la mia proposta di legge, il decreto sull’obbligo dei vaccini per gli operatori sanitari” ricorda Ronzulli in un’Aula del Senato sorpresa dall’annuncio, “un provvedimento confermato nella sua legittimità dalla recente sentenza della Corte Costituzionale”, e lei non può contraddire la sua “battaglia”, la contrapposizione frontale ai No-Vax che le valse pesanti minacce. Pertanto, avvisa che non voterà né l’articolo, né il testo nel suo complesso che oggi dovrebbe essere approvato in prima lettura dall’Aula del Senato. La Senatrice ha ribadito di parlare a titolo personale e che il suo gruppo voterà con la maggioranza.
“La maggioranza va in pezzi” commenta la capogruppo Pd Simona Malpezzi, “Ronzulli ha ragione ed è un fatto politico rilevante. Si certifica che il decreto è assurdo e si mettono in luce superficialità e confusione dell’esecutivo”. “Le perplessità di Ronzulli sono fondate”, osserva l’eurodeputato FI Fulvio Martusciello. “Un segnale di serietà”, afferma la capogruppo Iv Raffaella Paita, “Scelta apprezzabile e coraggiosa” dichiara Sandra Zampa (Pd) ora “ci attendiamo un minimo di coerenza da FI”. In serata Ronzulli torna a parlare: “Vorrei tranquillizzare l’opposizione che da parte mia non c’è alcuna contrapposizione al Governo; capisco il tentativo di alimentare spaccature e di strumentalizzare il mio travaglio, ma la maggioranza è sana, non a pezzi per il voto di coscienza e coerenza di un singolo senatore”.
