Si è conclusa la manifestazione convocata dagli anarchici a Roma in solidarietà con Alfredo Cospito e contro il 41 bis. Tre dimostranti sono stati fermati e altri due, secondo gli organizzatori, sono rimasti feriti. Sono state danneggiate un’auto della vigilanza privata, una cabina elettrica e una fermata dell’autobus. Fumogeni e lanci di bottiglie sulla via Prenestina
Una breve sassaiola contro la polizia si è svolta fuori dal carcere di Milano-Opera, dove è detenuto Cospito, in sciopero della fame da 108 giorni. Almeno duecento manifestanti, riconducibili all’area anarchica, avevano costituito un presidio all’esterno del penitenziario.
“Il carcere uccide”, “lo stato tortura – con Alfredo – contro il 41bis ed ergastolo”, “Contro padroni e stato di Polizia solidarietà con chi si ribella”: sono gli slogan scelti dagli anarchici, scritti sugli striscioni affissi sui cancelli del giardino di piazza Vittorio.
Da qui è partito il corteo non autorizzato. Giovedì anche gli studenti della Facoltà di Lettere de La Sapienza avevano occupato in segno di solidarietà e oggi sono attesi nel corteo romano.
Sotto la lente gli obiettivi considerati sensibili nella Capitale, in particolare nelle zone in cui dovrebbe svolgersi il corteo, pubblicizzato sui social nei giorni scorsi. Verranno rimossi i secchioni dell’immondizia nell’area di piazza Vittorio, dove sono stati chiamati a raccolta nel primo pomeriggio gli anarchici, come anche nell’area di San Giovanni e del Pigneto dove potrebbero dirigersi i manifestanti. In prima linea gli investigatori del Nucleo Informativo dell’Arma dei carabinieri e i poliziotti della Digos.
“A più di 100 giorni dall’inizio dello sciopero della fame di Alfredo Cospito, estendiamo l’appello a tutti gli individui, i gruppi, le organizzazioni e i collettivi a organizzare, nei propri territori, una mobilitazione davanti le ambasciate italiane per fare pressione sullo Stato italiano e sui carnefici di Alfredo”. È l’appello “ricevuto via email” e postato sui un sito d’area, quello di “Rivoluzione Anarchica”.
“Il compagno sta morendo perché lo Stato Italiano ha deciso così – dicono i promotori – Questo non è solo un problema di carattere umanitario, la lotta del compagno è un appello alla rivoluzione internazionale. L’indifferenza e la passività non saranno mai nostre alleate; la solidarietà sì.
Facciamo sapere allo Stato italiano che se Alfredo muore saremo il suo peggior nemico. I compagni del Cile e della Colombia saranno presenti venerdì 3 febbraio davanti alle loro ambasciate. Ci auguriamo che questa iniziativa si possa diffondere ulteriormente”
