Riforma fiscale, arriva la tassa sugli interpelli

Arriva la tassa sugli interpelli. Chi ha dubbi fiscali dovrà versare un contributo per rendere ammissibile la richiesta di chiarimenti all’Agenzia delle entrate, seppur commisurato all’entità della questione. E non solo, perché i termini per fornire la risposta saranno sospesi nel mese di agosto e sarà preferito il mezzo delle Faq per risolvere i dubbi, anche tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Così la bozza di legge delega per la riforma fiscale, di prossima approvazione del consiglio dei ministri, intende modificare lo statuto del contribuente al fine di contenere l’elevato numero di interpelli che giungono all’attenzione dell’amministrazione finanziaria.

Nel 2022 sono stati più di 17 mila i documenti predisposti dall’Agenzia in risposta a istanze di interpello (15.614 dalle direzioni regionali e 2.117 da quelle centrali), per una media di quasi 50 al giorno (48,5) e 1.500 al mese (1.477), così come riportato da Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’ente, durante la presentazione dei risultati avvenuta il 9 marzo scorso alla Camera (si veda ItaliaOggi di ieri). Nel 2023, per esempio, le istanze cui le Entrate hanno risposto sono già a quota 247, in meno di tre mesi. Un quantitativo importante, che la riforma fiscale mira a ridurre.

Infatti, all’art. 4 della bozza di legge delega di riforma fiscale figura tra i criteri direttivi di revisione dello statuto del contribuente (l 212/2000) la razionalizzazione della disciplina degli interpelli. Nel dettaglio, ciò avverrà tramite la “riduzione del ricorso all’istituto implementando provvedimenti interpretativi di carattere generale”. Il mezzo principale riguarda una precisazione dei criteri di ammissibilità, che va dall’esclusione della stessa nel caso in cui le Entrate abbiano già elaborato documenti di prassi in materia, alla valorizzazione delle Faq come fonte del diritto, fino ad arrivare al necessario versamento di un contributo.

Gli istanti saranno cioè chiamati al “versamento di un contributo da graduare in relazione a diversi fattori, quali la tipologia di contribuente o il valore della questione oggetto dell’istanza, finalizzato al finanziamento della specializzazione e della formazione professionale continua del personale delle agenzie fiscali”. L’art. 16, lett l), poi, prevede la sospensione dei termini di risposta nel mese di agosto (attualmente fissati dall’art. 11 del citato statuto in 90 o 120 giorni in base al tipo di interpello) che potranno così allungarsi di un mese. La modifica è particolarmente d’impatto se si considera che lo stesso art. 11 rende la mancanza di una risposta nei termini equivalente alla condivisione della soluzione prospettata dal contribuente (silenzio/assenso).

Grande rilievo sarà dato, infine, allo strumento delle frequently asked question (Faq), definite dalla bozza come “servizi di interlocuzione rapida”, riservando gli interpelli a questioni che non possono trovare risposta con un tale mezzo almeno per quanto riguarda persone fisiche e contribuenti di minori dimensioni, “anche attraverso l’utilizzo di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale”. In un certo senso, sarà dunque estesa alle Faq la valenza interpretativa delle risposte a interpello che, pur non essendo fonti di diritto al pari della legge, rendono nulli gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, difformi dall’interpretazione dell’Agenzia (art. 11, co. 3 dello statuto).

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