Elly Schlein e Stefano Bonaccini hanno stretto un patto di ferro, ma i sostenitori delle due liste sembrano meno convinti. Per il momento, slittano le convocazioni dei deputati e dei senatori che devono eleggere i capigruppo; ufficialmente, questo dipenderebbe anche dagli impegni ufficiali della segretaria Dem, ma, ufficiosamente, si fa capire che manca un accordo definito. Secondo alcuni esponenti Dem, infatti, ci sarebbe una parte di Base riformista, la corrente che si rifà a Lorenzo Guerini e che sosteneva la lista Bonaccini, che rivendicherebbe un capogruppo per sé, e Vittorio Alfieri sembrerebbe interessato a ricoprire l’incarico a Palazzo Madama al posto di Francesco Boccia che, per quanto espressione di Elly Schlein e in pole per diventare presidente dei senatori Pd, non incontrerebbe un gradimento significativo. In realtà, i sostenitori della nuova segretaria, qualora si verificasse l’ipotesi di un capogruppo bonacciniano, preferirebbero che questo toccasse alla Camera piuttosto che al Senato, visto che non si vorrebbe mettere in discussione la proposta di Boccia al vertice del gruppo. A Montecitorio si darebbe ormai per certa l’indicazione di Chiara Braga, mentre continuano a circolare i nomi di Giuseppe Provenzano e di Debora Serracchiani, che alcuni vorrebbero restasse alla guida dei deputati Dem. In standby, di conseguenza, è anche la segreteria che si dovrebbe costituire solo dopo l’elezione dei due capigruppo.
Sulla segreteria molto dipenderà da quanto sarà ampia e cioè se sarà composta da 15 o 20 persone. Più sarà ampia, si sottolinea, più si darà spazio alla rappresentanza delle varie anime del Pd, a cominciare dai sostenitori di Bonaccini, qualora dovessero rinunciare all’idea di avere un proprio capogruppo. E poi si dovranno fare i conti anche con la rappresentanza che dovrebbe venire garantita ad Art.1 che, entro aprile, dovrebbe convocare la propria assemblea per trasformarsi da partito ad associazione politico-culturale e confluire anche formalmente nel Pd. In bilico, il ruolo di Brando Benifei come capodelegazione in Europa.
