Le nuove tensioni nel nord del Kosovo rischiano di far precipitare la situazione nel cuore dei Balcani: la contrapposizione etnica ha registrato un’escalation preoccupante sfociata in violenti scontri fra militari della Forza Nato e manifestanti serbi che si oppongono all’entrata in servizio di nuovi sindaci di etnia albanese nei quattro maggiori Comuni del nord a maggioranza serba. I nuovi gravi incidenti, dopo quelli di venerdì scorso, sono avvenuti a Zvecan, dove i militari della Kfor, dopo ripetuti avvertimenti e appelli alla levata dei blocchi che impedivano anche il movimento dei mezzi della polizia locale, hanno affrontato i dimostranti serbi che assediavano da ore la sede del Municipio locale per impedire al nuovo sindaco di insediarsi nel suo ufficio. Nei duri scontri i militari hanno fatto largo uso di sfollagente, lacrimogeni e bombe assordanti, mentre i serbi hanno risposto con un fitto lancio di sassi, bottiglie, molotov e altri oggetti.
Il bilancio è pesantissimo, con decine di soldati Nato rimasti feriti, 14 dei quali italiani, del nono Reggimento alpini. Tre dei nostri connazionali hanno riportato ferite abbastanza serie ma non sono in pericolo di vita. Immediate la solidarietà e la partecipazione giunte dalla premier Giorgia Meloni, che ha condannato l’attacco come “inaccettabile e irresponsabile”, avvertendo che non saranno tollerate altre azioni del genere, e dai ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto che hanno espresso la vicinanza delle istituzioni ai soldati feriti e l’augurio di una pronta guarigione. Per la Meloni “È fondamentale evitare ulteriori azioni unilaterali da parte delle Autorità kosovare e che tutte le parti in causa facciano immediatamente un passo indietro contribuendo all’allentamento delle tensioni. L’impegno del Governo italiano per la pace e per la stabilità dei Balcani occidentali è massimo e continueremo a lavorare con i nostri alleati”.
