Il governo incassa la fiducia anche sul decreto Pa, ma le polemiche restano. Con 203 voti favorevoli, la maggioranza blinda il testo contenente la contestata norma che esclude il controllo concomitante della Corte dei conti sull’attuazione del Pnrr. Le opposizioni provano l’ostruzionismo: dopo la fiducia parte la discussione sui circa 150 ordini del giorno presentati e i deputati di minoranza intervengono su quasi tutti quelli da loro proposti, prolungando la durata della discussione che precede la votazione finale del provvedimento, che si terrà oggi. Il Governo continua a difendere il suo emendamento sulla Corte. Il ministro agli Affari europei e il Pnrr Raffaele Fitto in giornata completa gli incontri con i governatori, dopo i tavoli della scorsa settimana, per coordinare a livello istituzionale la programmazione e l’impiego dei fondi del Pnrr. Poi sui social torna a precisare che sulla Corte dei conti è in corso “un dibattito surreale. Nessuna deriva autoritaria del Governo riguardo la Corte dei conti: non vi è, infatti, nessuna limitazione dei controlli della magistratura contabile.
Ha perfettamente ragione Giorgia Meloni nel sostenere che il nostro Governo, su questo aspetto, si muove in linea con il Governo Draghi”. La linea è dunque quella già espressa dalla premier: “La previsione del controllo concomitante non nasce per il Pnrr”, spiega Fitto, e per “i fondi del Piano, invece, la disciplina sul controllo della Corte è da rinvenirsi” nel decreto di epoca Draghi che affida alla Corte “un controllo successivo sulla gestione e non il controllo concomitante”. Sul punto fa quadrato tutta la maggioranza, a partire dal vicepremier Matteo Salvini: “Abbiamo fatto esattamente quello che hanno fatto Conte e Draghi. O erano distratti quando la stessa cosa veniva fatta da Draghi e Conte e loro erano al governo, oppure hanno cambiato idea”, dice, assicurando che “non c’è alcun conflitto, si lavora bene e si tira dritto”. Precisazioni che non bastano alle opposizioni.
