Il Senato ricorda per l’ultima volta il senatore Silvio Berlusconi ma l’abbraccio non è completo. In aula, a segnare la distanza dal Cavaliere è il movimento di Giuseppe Conte che resta in silenzio, muto e fermo. Nessun senatore del Movimento 5 Stelle applaude per tutta la cerimonia, lunga un’ora e mezza, e nessuno interviene. Scelta di coerenza perché “nei giorni scorsi abbiamo già espresso la nostra opinione riguardo alla storia politica di Berlusconi e su questo non abbiamo cambiato idea”. Resta il rispetto per la famiglia dell’ex premier ma “senza ipocrisia”. A parte il M5S, il ricordo del fondatore di Forza Italia scorre con vicinanza, commozione e parole di rispetto; tra le più sentite quelle di Licia Ronzulli. Orgoglioso dell’amicizia con Berlusconi da cui lo divideva solo la fede interista, il presidente del Senato Ignazio La Russa apre così il ricordo: “Berlusconi non c’è più o forse in qualche modo c’è più di prima”, quindi invita a mettere “per un attimo nell’angolo odiatori impenitenti” e far emergere “il giudizio sulla unicità dell’uomo”.
Unica voce fuori dal coro più netta, e per questo contestata dal vociare di alcuni parlamentari del centrodestra, Julia Unterberger: la senatrice esponente delle Autonomie definisce l’ex premier “divisivo come pochi altri” e cita il suo “populismo che poi ha fatto da modello a figure come Trump”. Alla commemorazione partecipa anche gran parte del Governo: dal vicepremier Antonio Tajani, che di Berlusconi è stato fedelissimo ed è destinato a prendere le redini di Fi fino al prossimo congresso, all’altro vicepremier Matteo Salvini: da milanista, il leghista omaggia l’alleato con una pochette rossonera nel taschino, ammette che mancheranno “il genio, la guida, i consigli, il sorriso e i rimproveri”, ma guarda avanti: “Il nostro dovere è portare avanti la sua straordinaria eredità di valori”. Nega invece che possa esserci un erede del Cavaliere Matteo Renzi: “Togliamoci dalla testa che qualcuno possa raccoglierne l’eredità politica”; unico consiglio che dà a Giorgia Meloni e Salvini è di ricordarsi che nel 1998 “Berlusconi scelse la strada del popolarismo europeo”, perché “l’esperienza della destra in questo Paese ha un senso se è collocata in una grande famiglia europea”. Dal Pd un omaggio rispettoso nonostante la distanza politica: il capogruppo Francesco Boccia ribadisce che “Da avversari tributiamo l’ultimo saluto politico all’uomo che ci ha lasciato. Lo facciamo con rispetto, ma anche con la considerazione che l’idea di società che vogliamo è molto diversa dalla sua”.
