Fortemente sostenuta da Giorgia Meloni, benedetta da Ursula von der Leyen e dai principali leader europei, l’intesa di Cartagine tra l’Ue e la Tunisia dovrà ora affrontare il meccanismo dell’unanimità.
Il Memorandum d’intesa firmato domenica, entrerà in vigore solo dopo che sarà stato ratificato da tutti gli Stati membri, è tutt’altro che scontato che lo sarà in tempi brevi. Anche perché l’accordo prevede un dispendio di fondi comunitari: 150 milioni a sostegno del bilancio di Tunisi e 105 per il supporto al controllo delle frontiere, ed è proprio sull’uso dei fondi comuni che Paesi come Ungheria e Polonia hanno promesso battaglia.
I cinque pilastri del Memorandum prevedono una partnership, che s’inserisce nelle conclusioni dell’ultimo vertice Ue. L’intesa è per “un partenariato ambizioso e concretizza l’ultimo Consiglio Ue”, ha sottolineato, non a caso, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel.
Nell’ambito del Memorandum sulla migrazione si prevede un maggior coordinamento nelle attività Sar e la dotazione di 25 imbarcazioni alla guardia costiera tunisina con l’obiettivo è fermare i flussi in partenza; il presidente Kais Saied si impegna ad aumentare il controllo delle partenze dal porto di Sfax, dove dal Sahel arrivano migliaia di migranti subsahariani.
Il testo prevede un passo avanti anche nei rimpatri, ma solo dei tunisini. A destare perplessità c’è il tema del rispetto dei diritti umani.
