A far salire la tensione tra Pd e M5S, e quindi tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, non è solo il ruolo di federatrice rilanciato da Romano Prodi per la segretaria dem ma più in generale quello di leader anti Meloni.
La richiesta dell’istituzione di un giurì d’onore per le parole pronunciate in aula dalla leader FdI sul Mes rimette infatti l’ex premier al centro del dibattito e il leader M5S parallelamente punta il dito contro “l’alleata-rivale” Schlein. Lei federatrice? “Io mi auguro che lo sia, che sia una grande federatrice delle correnti del Pd. Ha proprio bisogno di fare chiarezza al proprio interno. Per quanto riguarda il Movimento non abbiamo bisogno di nessun federatore”.
Noi vogliamo partner affidabili. C’è ancora strada da fare, però devo dire la verità che il seme dell’alternativa di governo è stato posto col salario minimo”.
“Noi siamo impegnati a contrastare Giorgia Meloni e questo Governo, non rispondiamo agli attacchi di Giuseppe Conte”, è la linea. “Elly si è sempre occupata di trovare un terreno comune sui temi, come ha fatto sul salario minimo”. Ecco perché vale come una “medaglia” per i dem il botta e risposta tra la leader e Meloni sui migranti, terreno sul quale il M5S “non sempre risponde presente”. “Conte ha governato con la destra sovranista e con il Pd, quindi, è perfettamente in grado di valutare con chi condivide più punti di contatto, senza chiedere a nessuno di sottoporsi a esami di correttezza politica.
E se il leader M5S intanto esclude ogni ipotesi di candidatura per le Europee, è Carlo Calenda ad azzardare un’ipotesi non troppo disinteressata: “Io penso che il M5S supererà il Pd e penso che il prossimo candidato premier sarà Conte e su questo il Pd si dividerà. Non ci vedo l’Ulivo semmai l’Unione ma è un’altra cosa”.
