La recente dichiarazione ‘Fiducia supplicans’ ha introdotto la possibilità di benedizioni alle coppie irregolari o gay. Ma tali ”benedizioni pastorali” devono “distinguersi chiaramente dalle benedizioni liturgiche e ritualizzate”, ed essere soprattutto “molto brevi”: sono “benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale”, in cui “se si avvicinano insieme due persone per invocarla, semplicemente si chiede al Signore pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono”.
Il Dicastero per la Dottrina della fede precisa: ”Allo stesso tempo si chiede che possano vivere il Vangelo di Cristo in piena fedeltà e che lo Spirito Santo possa liberare queste due persone da tutto ciò che non corrisponde alla sua volontà divina e di tutto ciò che richiede purificazione”. ‘
‘Questa forma di benedizione non ritualizzata, con la semplicità e la brevità della sua forma, non pretende di giustificare qualcosa che non sia moralmente accettabile”, chiarisce il dicastero: ”Ovviamente non è un matrimonio, ma non è neanche un’approvazione né la ratifica di qualcosa. È unicamente la risposta di un pastore a due persone che chiedono l’aiuto di Dio. Perciò, in questo caso, il pastore non pone condizioni e non vuole conoscere la vita intima di queste persone”.
La benedizione chiesta da una coppia irregolare “benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso”. Inoltre ”non deve avvenire in un posto importante dell’edificio sacro o di fronte all’altare, perché anche questo creerebbe confusione. Ogni vescovo nella sua diocesi è autorizzato dalla Dichiarazione Fiducia supplicans ad attivare questo tipo di benedizioni semplici, con tutte le raccomandazioni di prudenza e di attenzione, ma in nessun modo è autorizzato a proporre o ad attivare benedizioni che possano somigliare a un rito liturgico”.
Non tutti i parroci ovviamente sono d’accordo con le nuove procedure accettate dalla Chiesa. In Spagna, ad esempio, è stata avviata da Antonio Diufain Mora, un parroco della diocesi di Cadice e Ceuta, una raccolta di firme contro la dichiarazione ‘Fiducia Supplicans’. Diufain Mora ha l’appoggio, tra i promotori dell’iniziativa, di un centinaio di sacerdoti e laici consacrati di diocesi spagnole e di alcuni paesi dell’America Latina, e dal 31 dicembre ha finora raccolto 2.800 firme. La dichiarazione “contraddice il piano di Dio”.
