Quest’anno in Italia si voterà anche per eleggere un nuovo presidente in ben cinque Regioni.
Il primo appuntamento del 2024 con le elezioni regionali sarà quello del 25 febbraio in Sardegna, mentre in Abruzzo le urne si apriranno il 10 marzo; scontato l’accorpamento del voto in Piemonte, data a cui potrebbe accodarsi anche la Basilicata, con l’Umbria.
Si tratta di cinque Regioni tutte amministrate dal centrodestra e con dei presidenti al loro primo mandato.
Stando a voci sempre più insistenti Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che non si sono mai amati, sarebbero ormai sempre più distanti per quanto riguarda la scelta dei candidati alle regionali.
Centrodestra diviso alle elezioni regionali 2024?
Matteo Salvini che ha confermato la fiducia al presidente in carica Christian Solinas, leader del Partito Sardo d’Azione che è un alleato della Lega, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia spingono per puntare sul sindaco di Cagliari Paolo Truzzu.
In Sardegna anche il centrosinistra sarà diviso viste le candidature della pentastellata Alessandra Todde – sostenuta anche dal Pd – e dell’ex presidente Renato Soru alla guida di una serie di liste civiche.
La reazione di Matteo Salvini alla rottura di FdI sulla figura di Christian Solinas non si è fatta attendere, con la Lega che ha preso tempo sulla ricandidatura di Marco Marsilio (FdI) in Abruzzo.
Ecco che allora Fratelli d’Italia avrebbe messo in dubbio una corsa bis della leghista Donatella Tesei in Umbria e anche i due forzisti Vito Bardi e Alberto Cirio, rispettivamente presidenti di Basilicata e Piemonte, che starebbero iniziando a traballare.
È guerra tra Meloni e Salvini?
Fratelli d’Italia che per gli ultimi sondaggi politici sarebbe di poco sotto al 30% a livello nazionale, su cinque Regioni non vuole lasciarne due alla Lega e altrettante a Forza Italia tenendo per sé solo l’Abruzzo.
Se queste sono le premesse, il 2024 potrebbe essere un anno particolarmente delicato per il governo che sarà chiamato ad affrontare molte sfide assai delicate: dal Pnrr agli sbarchi record dei migranti, fino all’inflazione e al ritorno del Patto di Stabilità.
In più ci sono le elezioni europee di giugno, dove Matteo Salvini e Giorgia Meloni si contendono lo stesso elettorato.
Queste fibrillazioni per le elezioni regionali, se dovessero portare a una rottura nel centrodestra, andrebbero inevitabilmente ad agitare le acque del governo con un rimpasto in estate che potrebbe essere lo scenario più conciliante.
