Transgender al potere dentro l’OMS. Così decisero sulla transizione per i minori

Nella commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità incaricata di predisporre le Linee guida per la salute dei minori in transizione di genere , almeno la metà dei membri sono trans. Ebbene sì, avete capito bene. Una vera e propria notizia choc, quella che emerge spulciando i componenti della commissione, tra i quali figurano anche due ex presidenti della WPATH , l’Associazione professionale mondiale per la salute transgender, i quali da sempre sostengono che  non dovrebbero sussistere limiti di età per richiedere il cambio di sesso da parte dei minori.

Inoltre è stato appena nominato a far parte del team un canadese, trans , docente di diritto penale, autore di “Gender/Fucking: The Pleasures and Politics of Living in a Gendered Body” , con un tatuaggio dallo slogan esplicito: “Be Gay, commettere crimini” . Sulla stessa linea si colloca anche la professoressa Ashley , docente di diritto penale presso l’Università di Alberta, la quale sostiene che i blocchi della pubertàdevonono essere considerati come « opzione da privilegiare» nel trattamento dei minori che non si sentono a loro agio nel proprio corpo, in quanto «i loro corpi non vengono alterati né dal testosterone né dagli estrogeni e l’assunzione di tali farmaci non preclude percorsi di vita futuri quando ciò avviene durante la pubertà». Si tratta pertanto di  fornire subito i farmaci bloccanti e avviare la pianificazione dei relativi interventi  chirurgici  ai minori che richiedono il cambio di valutazione di sesso, senza richiedere alcuna valutazione psicologica preliminare.

E in effetti le Linee guida si preparano a ratificare le menzogne ​​diffuse da tali promotori e testimonial dell’agenda Lgbtq+. Infatti, afferma l’Oms, «le Linee guida si concentreranno su 5 aree : fornitura di cure in linea con la ‘terapia affermativa’ , compresi gli ormoni; formazione degli operatori sanitari per la fornitura di cure inclusive di genere ; fornitura di assistenza sanitaria per le persone trans e con diversità di genere che hanno subito violenze in base ai loro bisogni; politiche sanitarie che sostengono un’assistenza inclusiva di genere e riconoscimento legale dell’identità di genere autodeterminata ».

Insomma, siamo alle solite: dietro il mantra dell’inclusione, si cela un  retroterra ideologico  che misconosce la realtà del fenomeno della transizione sociale e di genere dei minori, non accennando minimamente alle evidenze scientifiche relative ai danni provocati dall’assunzione dei blocchi della pubertà a breve termine e nel lungo periodo e alle ricadute sulla salute e il benessere fisico e psicologico dei minori che hanno anche soltanto cominciato l’iter dalla ‘transizione sociale’ a quella effettiva.

Eppure l’ Oms intende predisporre tali Linee guida accogliendo ogni istanza del mondo Lgbt+ e silenziando nel contemporaneo ogni voce contraria alla “terapia affermativa”.

Fabio Piemonte (Pro Vita & Famiglia)

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