Un’ora e mezza di audizione davanti al Giurì d’onore per chiedere “giustizia” dopo le accuse rivolte dalla premier Giorgia Meloni nei suoi confronti sul Mes.
Nell’Aula della Camera e in quella del Senato Meloni dichiarò che il Governo Conte si era impegnato alla ratifica del trattato del Mes “quando era in carica solo per gli affari correnti, senza mandato parlamentare, con il favore delle tenebre”.
“L’attività presso il Giurì d’onore è secretata, quindi le dichiarazioni rilasciate rimangono segrete da parte mia” ha spiegato Conte al termine dell’audizione. “Però ho chiesto l’attivazione di questo giurì d’onore perché ritengo che sia un istituto parlamentare di salvaguardia in ipotesi estreme in cui ci siano dichiarazioni false e menzognere che oggettivamente offendono l’onore e la reputazione non solo mio personale ma anche del mio Governo rispetto a tutta l’attività di confronto trasparente, puntuale, fatto con il Parlamento quindi con tutti i cittadini”.
“Mi rimetto ovviamente alle valutazioni che faranno i colleghi deputati, verso i quali ho pieno rispetto e piena fiducia” ha quindi aggiunto riferendosi al presidente Mulè e al resto dei membri della commissione (Fabrizio Cecchetti per la Lega, Alessandro Colucci per Nm, Stefano Vaccari del Pd e Filiberto Zaratti di Avs) che dovrà riferire alla Camera entro il 9 febbraio.
Secondo quanto si apprende, con l’ausilio della memoria preparata e illustrata nell’audizione al Giurì Conte ha ripercorso l’iter parlamentare del dossier sul Mes mostrando di non aver agito “con il favore delle tenebre”. Questo perché da presidente del Consiglio è passato alle Camere 14 volte, tra comunicazioni e informative urgenti, sul tema del Mes e del procedimento di rafforzamento dell’unione bancaria e monetaria; e il numero lievita tra 30 e 40 se si considerano anche le audizioni in commissione e in Aula fatte dai Ministri competenti, prima Giovanni Tria e poi Roberto Gualtieri. E all’interno di tutti questi passaggi, viene fatto notare, la Giorgia Meloni era presente.
