Le opposizioni si preparano al confronto.

FdI esce allo scoperto, spinge sul premierato e lavora a delle modifiche da presentare agli alleati. Sette sono già pronte e vanno discusse con gli alleati, ma è soprattutto la norma anti ribaltoni che va cambiata.

 

E cambierà: lo dice il meloniano Alberto Balboni, che nella veste di relatore del disegno di legge costituzionale, insieme a Marcello Pera, ora senatore di FdI, ha messo per iscritto la bozza dei ritocchi da fare. “Sarà una base di discussione”, assicura e sui contenuti, si limita a dire: “Sarà una via di mezzo”, riferendosi da un lato al ritorno alle urne in caso di crisi di governo (che è il piano A, voluto anche da Giorgia Meloni ma scomparso poi dal testo) e dall’altro, al subentro del cosiddetto “secondo premier” spinto dalla Lega.

 

Nel frattempo, il termine per la presentazione degli emendamenti sarà posticipato dal 29 gennaio a inizio febbraio. Per ora la tensione è sottotraccia e la Lega decide di non commentare consapevole che delle modifiche andranno fatte e specie sul nodo che riguarda la sfiducia o decadenza del premier.

 

Ieri la commissione Affari costituzionali, il cui Presidente è lo stesso Balboni, si è riunita più volte e oggi dovrebbe votare il testo base della riforma e poi passare alle repliche, compresa quella della ministra Elisabetta Casellati.

 

Tra i ritocchi proposti da FdI dovrebbe esserci anche il limite dei due mandati al capo del Governo: oggi la legge Casellati parla genericamente di un’elezione diretta per 5 anni ma l’intento è di non superare le due legislature consecutive, che diventano tre in caso di scioglimento anticipato delle Camere.

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