Il primo round della riunione di maggioranza convocata per discutere degli emendamenti condivisi da presentare alla riforma sul premierato si è concluso con un nulla di fatto.
A dispetto delle dichiarazioni di circostanza, il nodo politico c’è: la Lega si è infatti presentata agguerrita e pronta a difendere la norma antiribaltone. La base di partenza della discussione sono stati i sette emendamenti predisposti dal presidente della Commissione e relatore del provvedimento, il meloniano Alberto Balboni.
La proposta su cui si sta ragionando è infatti quella di un “simul stabunt-simul cadent” temperato, in base al quale in caso di sfiducia del Parlamento si torna a votare. A giudizio di Romeo c’è il rischio di ritrovarsi un “potere di ricatto non scritto”. “E se un premier impazzisce?” è il ragionamento estremizzato.
Sul punto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani avrebbe invitato a ribaltare la prospettiva, ossia a riflettere invece sul rischio di ritrovarsi nel paradosso di un Parlamento che resta lì anche dopo aver sfiduciato il premier grazie al quale è stato eletto. Anche Balboni ha replicato ricordando che si sta parlando di una elezione diretta del premier: “Lasciamogli almeno questo potere. Con la norma nella versione attuale ha pure meno poteri di adesso”.
Al di là della difesa nel merito della norma antiribaltone, in FdI sono convinti che la posizione della Lega sia un modo per tirare la corda in vista del passaggio parlamentare dell’Autonomia alla Camera. Il Carroccio punta al via libera definitivo prima delle Europee mentre il partito della premier non sembra avere fretta. Poi c’è la questione del terzo mandato per i governatori, che Salvini vorrebbe per assicurarsi ancora Luca Zaia alla guida del Veneto.
