Per ragioni di merito, ma non solo, ad alimentare la tensione è la strategia di costante logoramento, su più fronti, messa in atto dal leader leghista.
Ed è per questo che tra Palazzo Chigi e FdI si è deciso che sul terzo mandato bisogna essere pronti a tutto, persino ad arrivare allo scontro quando e se ci sarà il voto in commissione Affari costituzionali del Senato, probabilmente la settimana prossima.
Il vicesegretario leghista Andrea Crippa insiste: “Per dare una buona amministrazione ai territori dobbiamo consentire a chi è capace di potersi candidare: se noi impediamo a persone capaci di candidarsi potrebbe essere un problema”.
Il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti, invece, parla di rispetto delle procedure legislative ricordando che si sta esaminando un decreto.
Tra gli emendamenti condivisi sul premierato ce n’è anche uno che prevede il limite dei due mandati per il presidente del Consiglio.
Ad ogni modo in molti dentro FdI ritenevano che l’emendamento sul terzo mandato potesse essere reso inammissibile ma l’ipotesi non si è concretizzata.
Quindi l’invito del partito della Meloni è quello che venga ritirato; se non lo sarà si arriverà al voto con il rischio non soltanto che si spacchi la maggioranza ma anche che la proposta di modifica venga bocciata, mettendo una pietra tombale sul terzo mandato.
I margini per una bocciatura quindi ci sarebbero anche se va messo in conto anche il rischio che le opposizioni ne approfittino per fare uno sgambetto alla maggioranza. Il nodo del terzo mandato s’intreccia con l’iter del premierato, tanto caro alla presidente del Consiglio, e a quello dell’Autonomia, cara alla Lega, che proprio ieri è stato incardinato alla Camera.
