Si allargano a macchia d’olio i dubbi sui voti comprati nel Partito Democratico. Dopo le vicende burrascose che stanno interessando il Comune di Bari e le dichiarazioni del governatore pugliese Michele Emiliano che coinvolgono il sindaco barese Antonio Decaro, anche a Torino spunta un presunto sistema di corruzione elettorale che avrebbe permesso a uno storico esponente del PD, chiamato da tutti Sasà, al secolo Salvatore Gallo, di far eleggere tre consiglieri su 17. Secondo quanto racconta la Stampa, si tratta di un ex socialista craxiano, diventato esponente di spicco del Pd torinese, insieme al figlio Raffaele, capolista alle prossime regionali nel Pd. «Favoriva amici e sostenitori privati nell’ottenere alcune concessioni e autorizzazioni della pubblica amministrazione in cambio di sostegno elettorale e voti»”, ha scritto il quotidiano piemontese.
Di recente l’ex manager Roberto Fantini, nominato in quota Pd all’Osservatorio sulla legalità degli appalti è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver agevolato le cosche della ‘ndrangheta negli appalti per la manutenzione dell’autostrada Torino-Bardonecchia. “L’imprenditore Fantini è arrivato al suo posto grazie a Raffaele Gallo, il figlio di Salvatore. Che dal 2008, ovvero da quando ha fondato l’associazione e corrente Idea-to e fino al 2021 è stato direttore di Sitalfa, concessionaria Sitaf che gestisce la A-32”, racconta ancora il giornale. Secondo l’accusa, Salvatore Gallo «favoriva amici e sostenitori privati nell’ottenere alcune concessioni e autorizzazioni della pubblica amministrazione in cambio di sostegno elettorale e voti». L’obiettivo di Sasà sarebbe stato quello di ottenere un assessorato.
“Uomo di incarichi rilevanti, negli ultimi anni Gallo si è accomodato ai vertici delle società autostradali. Sino al 2021 è stato direttore di Sitalfa, concessionaria della Sitaf che gestisce l’autostrada A32. Pure lì, stando all’inchiesta, diventa questione di conoscenze e potere. Anche dopo la pensione, Salvatore Gallo avrebbe continuato a beneficiare di erogazioni di denaro. Tessere di rimborsi per la benzina, per i ristoranti. Poi i voti. Secondo le accuse avrebbe minacciato di licenziamento un dipendente di Sitalfa, candidato in circoscrizione a Torino, se non avesse corso insieme ai suoi uomini”.
