«Scegliendo di abbandonare l’incontro col pugile algerino Imane Khelif, biologicamente maschio, Angela Carini ha dato al Comitato Olimpico Internazionale e a tutto il mondo sportivo una straordinaria testimonianza di coraggio e di integrità umana e sportiva. È stato infatti profondamente ingiusto, da parte del CIO, ammettere alla competizione un atleta già escluso dai campionati mondiali di boxe da parte dell’International Boxing Association a causa della sua costituzione e prestanza fisica geneticamente maschile. Chiediamo al CONI di esprimere immediata solidarietà ad Angela Carini e tutelare tutte le atlete donne che potrebbero trovarsi in futuro nella stessa situazione di Carini, pretendendo dal CIO la modifica dei regolamenti attuali e l’esclusione dalle competizioni femminili di qualsiasi atleta biologicamente maschio, come chiesto con una petizione di Pro Vita & Famiglia che in meno di 24 ore ha già raggiunto quasi 10.000 firme».
Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, sul ritiro dell’atleta italiana Angela Carini dall’incontro col pugile algerino, biologicamente uomo, Imane Khelif, valido per gli ottavi di finale dei pesi Welter alle Olimpiadi di Parigi 2024.
“Devo salvaguardare me stessa”, “ho pensato: fregatene di tutto, ragiona con la tua testa e continua ad essere te stessa”, ha spiegato Angela, chiarendo di aver provato dei “brividi” per l’incontro con Giorgia Meloni e per l’invito al Senato di Ignazio La Russa: “Mi sono sentita molto sostenuta dalla mia nazione. Brividi ed emozione”. Dunque, come già fatto a caldo dopo aver abbandonato l’incontro, Carini conferma che la sua decisione non è stata dettata da fattori esterni.
