I dubbi sulla giustezza della partecipazione dell’algerina Khelif alle gare di boxe femminili non sono stati sollevati solo a destra. L’ex deputata del Partito Democratico Paola Concia in un’intervista a Libero ha spiegato il suo punto di vista: “È molto difficile giudicare. La pressione a cui sono state sottoposte quelle due atlete, entrambe, incide sulla prestazione. Non so cosa avrei fatto se mi fossi trovata nei panni di Carini. Io penso che, banalmente, non ha retto la pressione. E va rispettata”. Poi ha commentato: “Mi ha dato fastidio, da ex donna di sport, questa ricerca ossessiva dello scontro. Ha cominciato il centrodestra, la Lega, poi naturalmente la sinistra gli è andata dietro alla grande, facendo diventare questa vicenda uno scontro politico in cui Carini è la paladina della destra, Khelif della sinistra. Una cosa ridicola. Hanno detto che è un’atleta trans, cosa non vera, e lì è scoppiata la diatriba tra inclusione ed esclusione. Ma lo sport è un’altra cosa, non si possono avvelenare i pozzi”. “La destra ha sbagliato perché ha sostenuto che Imene Khelif fosse una persona trans, cosa che non è. Però non si può negare che un problema c’è, la sinistra non può dire che va tutto bene madama la marchesa. Il testosterone alto non è un problema ininfluente nello sport”. E aggiunge: “Certo. È assodato che poteva gareggiare. Ma è stata esclusa dai Campionati Mondiali. È un errore gravissimo che vengano usati criteri diversi a seconda delle federazioni – perché gli atleti sono gli stessi. I problemi sono i parametri e le regole che ci si danno. Non devono essere ballerini”. Concia evidenzia: “Non è possibile, sull’altare del politicamente corretto e dell’inclusione, sacrificare le donne. Perché poi, alla fine, quelle danneggiate sono le donne. Io dico: va bene, tutto sta cambiando, ci sono casi nuovi, persone trans, intersex, in transizione, ma troviamo un modo per cui alla fine non ci rimettano le donne”.
