Guerra di insulti tra Grillo e Conte, intanto va in pezzi l’ipotesi del campo largo

Continua la diatriba tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, il quale vuole rivoluzionare il Movimento 5 Stelle partendo dal nome e dal simbolo, iniziative totalmente contrarie al pensiero del garante e fondatore del movimento. Conte su Repubblica prova ad arginare le polemiche sulla tensione in atto: Scissione? «Non vedo questo rischio. Abbiamo avviato un processo costituente inarrestabile per dare possibilità a tutti di esprimersi su temi e obiettivi strategici 5S. In soli quattro giorni sono già pervenuti 8 mila contributi, di iscritti e non iscritti, con varie proposte politiche o di modifica delle regole organizzative». «Sono rimasto sorpreso della reazione di Grillo considerando che ha sempre predicato il principio fondativo della democrazia dal basso – afferma Conte – Ora che questo si realizza, secondo regole chiare e condivise, mi colpisce la sua volontà di porre paletti o predeterminare alcuni risultati». Nell’intervista, Conte precisa: «Grillo ha assunto precisi impegni contrattuali che lo obbligano a non sollevare mai questioni sull’utilizzo del simbolo da parte del Movimento, che peraltro è già stato modificato più volte ed è registrato a nome dell’associazione del Movimento 5 Stelle e non di singole persone». Il clima burrascoso non lascia spazio all’obiettivo del campo largo di Conte e sembra sgretolarsi sempre di più. In particolare, la guerra aperta sul fronte del doppio mandato, dichiara Conte, «soprattutto in alcune tornate amministrative rischia di svantaggiarci». Tra i pentastellati c’è chi vuole arginare il ruolo di Grillo: «Nominiamo Grillo presidente emerito a vita senza retribuzione e soprattutto senza poteri decisori». C’è anche chi vorrebbe solo Conte come responsabile del movimento, «senza che Grillo crei scompiglio». Per alcuni, Grillo è «dispotico» e «nemico del Movimento» da «ridimensionare», si legge nei commenti, una «figura del Garante dal labile confine con la figura di un padre padrone, ormai anacronistica». Diversi attivisti sarebbero propensi ad interrompere il contratto di consulenza da 300mila euro all’anno di Grillo con il M5s.

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