L’europarlamentare di Avs Ilaria Salis grida al complotto dopo la richiesta di Budapest di revocarle l’immunità parlamentare: «L’Ungheria vuole impedirmi di svolgere il mandato. Chiedo al premier Orban se è normale affermare che una persona è un delinquente prima della sentenza. Non sarà un processo equo». Dalle colonne di Libero, in una lettera, Daniele Capezzone commenta: «Ci mancherebbe: anche per lei deve valere il sacro principio della presunzione di innocenza, nonostante il suo curriculum penale non immacolato e la sua notoria vicinanza a gruppi di estrema sinistra dediti agli scontri in giro per l’Europa con estremisti della parte avversa. Lei è per questo oggetto di gravissime e pesanti accuse a Budapest, per le quali – lo ripetiamo ancora – va considerata innocente fino a sentenza definitiva». E lancia la sfida alla Salis: «Lei dovrebbe comportarsi così, e riscuoterebbe un plauso generale: chiedere e ottenere che il suo processo non svanisca nel nulla. Se invece la sua elezione diventasse un taxi per sfuggire al giudizio, assisteremmo all’ennesima dimostrazione di un’eterna differenza: quella tra un autentico liberale (Tortora) e un’autentica comunista (lei). Cordialità».
