Nel panorama desolante di un giornalismo che dovrebbe informare e invece si trasforma in teatro delle vanità, “Report” riesce a distinguersi, e non per meriti professionali. L’ultima trovata? Un attacco vile e indegno contro Antonella Giuli, madre di un figlio gravemente malato, che fa uso della legge 104 per assisterlo. Sì, avete letto bene: una trasmissione della televisione pubblica, che ci chiedono di finanziare, ha ritenuto “giornalismo d’inchiesta” insinuare che questa madre sia un’assenteista e una parassita dello Stato, mentre la legge le consente sacrosantamente di prendersi cura del figlio.
Dovremmo forse sorvolare su questo “scoop” senza etica, pensato per colpire non solo Antonella, ma chiunque osi avere legami con figure della destra politica? Perché è di questo che si tratta: una caccia alle streghe condotta con l’accuratezza di un elefante in una cristalleria, in cui il bersaglio non è la verità, ma il discredito politico.
E non basta: Report non solo accusa una madre per il proprio diritto, ma lo fa senza alcuna profondità d’indagine. Dove sono questi paladini della giustizia quando si tratta di nepotismi e favoritismi che, da decenni, hanno caratterizzato le fila della sinistra italiana? Il fenomeno dei parenti, amici e conoscenti piazzati a suon di chiamate dirette è uno spettacolo quotidiano, che attraversa governo e amministrazioni, spesso e volentieri in mano alla sinistra. Perché non
vediamo inchieste feroci su quelle parentele, quelle nomine a colpi di nepotismo che toccano i “compagni”? Forse perché è molto più facile attaccare chi è distante dalla propria bolla ideologica, dalla propria cerchia?
Questo giornalismo a senso unico, che sbatte sul banco degli imputati una madre che lotta per i diritti della sua famiglia, è tutto ciò che un’informazione sana e democratica non dovrebbe essere.
E, mentre i telespettatori pagano un canone per vedere queste buffonate, la TV pubblica si piega a fare politica, abbandonando la deontologia per i titoli gridati, sacrificando l’onore della professione per il mero teatrino.
È ora di dire basta a questa farsa. Se Report e gli altri vogliono davvero fare del giornalismo d’inchiesta, potrebbero cominciare dalle loro fila, analizzando le “parentopoli” che proliferano indisturbate tra chi si erge a paladino della morale. In un Paese che ha visto una classe politica di sinistra impegnarsi a blindare i propri discendenti in posizioni pubbliche come fosse un diritto di nascita, gli autori di Report farebbero bene a guardarsi allo specchio prima di puntare il dito.
Chiediamo una televisione che rispetti gli standard etici e professionali, che informi senza piegarsi ai giochi di parte. Chiediamo che la TV pubblica non sia il megafono di un’ideologia ma il riflesso di una società libera e pluralista. E chiediamo, infine, rispetto per una madre che, tra mille difficoltà, assiste il proprio figlio: lezione di umanità che molti giornalisti dovrebbero imparare prima di salire sul palco per l’ennesima, patetica rappresentazione del “giornalismo”.
Andrea Franchi
