I giudici “politicanti” agiscono anche in Francia: la procura francese ha chiesto cinque anni di carcere e una pena d’ineleggibilità di cinque anni per la leader di destra Marine Le Pen per il caso dei lavori fittizi degli assistenti parlamentari del suo partito. “Siamo in un tribunale e il diritto si applica a tutti“, sostiene il procuratore Nicolas Barret, chiedendo che questa pena si applichi subito dopo la condanna, anche se la candidata alla Presidenza farà appello. Accanto alle prime due condanne, è stata chiesta anche una sanzione da 300mila euro.
Una pena del genere “impedirebbe agli imputati di candidarsi alle future elezioni locali o nazionali”, ha precisato il procuratore davanti a Marine Le Pen, seduta in prima fila tra gli altri 24 imputati (quadri del partito, ex eurodeputati ed ex assistenti parlamentari). “Penso che la volontà della procura sia di privare i francesi della capacità di votare per chi vogliono” e di “rovinare il partito”, ha reagito davanti ai giornalisti la signora Le Pen alla sua uscita dall’udienza, mentre è stata richiesta una multa di 300mila euro contro di lei. L’accusa ha descritto nella sua requisitoria un “sistema organizzato” di appropriazione indebita di fondi pubblici a danno del Parlamento europeo, con “contratti artificiali” di assistenti parlamentari per “far risparmiare” al partito.
