Pd strumentalizza le parole di Cirielli (FdI) sul fascismo: ecco perché

Il fascismo torna ad essere arma polemica per la sinistra perseguitata dai “fantasmi” di quegli anni dopo le dichiarazioni del viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, durante la presentazione del libro “Perché l’Italia è di destra” di Italo Bocchino. Una frase in particolare, data in pasto agli avvoltoi dell’opposizione, che non hanno perso tempo nel fiondarsi sulla nauseale polemica riguardante i nostalgici della dittatura italiana, è stata quella pronunciata dall’esponente di Fratelli d’Italia: “il tratto distintivo più profondo del fascismo era uno spirito straordinario di libertà”.

A mettere nel mirino Cirielli è stato il presidente dem ed europarlamentare Stefano Bonaccini che, ignorando la contestualizzazione delle parole del viceministro FdI (in un Paese in cui vige la libertà di pensiero), ha attaccato: “Sto sempre attento ai termini che utilizzo nella polemica politica, ma le parole di Cirielli vanno definite per quello che sono: indegne. Venga in Emilia-Romagna, lo accompagniamo a Marzabotto, a Casa Cervi, alla Buca di Susano, a Campo Fossoli, oppure si rechi a Sant’Anna di Stazzema. Così scoprirà quale spirito di libertà animava il fascismo, alleandosi persino con il nazismo”.

Un disco rotto, ormai, quello della sinistra, che si ostina a non focalizzare il vero senso che anima determinate affermazioni. Cirielli intendeva dire che ciò che accomuna le varie e molteplici destre italiane (sociale, repubblicana e monarchica, liberale e cattolica, anarchica, sindacalista e datoriale, sociale e conservatrice) è lo spirito individualista e di libertà. Questi filoni preesistevano al fascismo e gli sono sopravvissuti. Lo “straordinario spirito libertario” della Destra politica italiana ha resistito e viveva perfino durante un regime autoritario, proprio perché il pensiero della Destra era autonomo e più forte anche di un regime totalitario. Un discorso probabilmente un po’ troppo complesso per essere compreso da Bonaccini che, d’altronde, come ha ribattuto lo stesso Cirielli in un post sui social, “non si è mai pentito di essere stato un comunista, passato totalitario questo si indegno, che ha addirittura rivendicato”.

Ma più che chiederci perché la sinistra si ostini ipocritamente a collezionare becere figure con le proprie argomentazioni, la domanda è: come mai parlare liberamente non allineandosi al pensiero unico dominante suscita sempre tanto scalpore? Proprio coloro che si professano paladini della democrazia si scagliano puntualmente contro chi esprime un pensiero libero nell’occidente democratico. Dove si insidia il vero pericolo? Tra coloro che non la pensano come tutti o tra coloro che travisano le intenzioni dietro certe frasi come quella di Cirielli pur di imporre un’unica ideologia? La storia dei malinconici del fascismo è una tiritera che non regge più, ma che la sinistra continua a strumentalizzare a proprio piacimento riconfermando l’inadeguatezza di una opposizione debole, meschina e tutt’altro che libertaria.

CC

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