Di Andrea Franchi
C’è un’immagine che resterà scolpita nella memoria di chi ancora crede in un’Europa autonoma e in un’Italia capace di difendere sestessa: Ursula von der Leyen, compiaciuta, stringe la mano a Donald Trump dopo aver sottoscritto l’accordo che consegna all’America la leva economica e militare dell’Unione. Un trattato che non solo impone dazi pesanti al nostro agroalimentare, ma soprattutto segna la fine del sogno – forse mai realmente perseguito – di una Difesa europea indipendente.
E in questo scenario surreale, chi si alza a criticare? Le sinistre, che da mesi accusano Giorgia Meloni di “genuflettersi” a Washington, applaudendo però la linea suicida di Bruxelles. Elly Schlein, Anna Ascani, i capigruppo del Pd e compagnia cantante hanno ripetuto fino alla nausea che il premier italiano non doveva trattare, che “solo l’Europa” poteva farlo. Il risultato? Una resa senza condizioni. L’ennesima dimostrazione che questa sinistra non è più una forza politica, ma una compagnia di giullari incapaci di gestire perfino un circo di provincia.
Una volta – e diciamo una volta – forse avrebbero potuto rappresentare una valida alternativa di governo. Oggi no. Oggi sono la caricatura di se stessi: ideologizzati, scollegati dal Paese reale, incapaci di visione strategica. Non solo non difendono l’Italia, ma non sanno neppure più difendere il proprio ruolo politico.
Sul tema della difesa europea, l’accordo von der Leyen è un atto di sudditanza senza precedenti. Si stanziano 600 miliardi di euro di investimenti militari per comprare sistemi d’arma statunitensi, ignorando che l’industria bellica europea è tra le migliori al mondo. Non c’era alcun bisogno di inginocchiarsi davanti a Washington: aziende come Leonardo, Rheinmetall, Dassault, Saab o la stessa Beretta – che per anni ha fornito l’esercito USA – avrebbero potuto garantire un’autonomia strategica reale. Invece, si è scelto di distruggere sul nascere l’ultimo baluardo di indipendenza continentale.
E meno male che, a detta di questi saltimbanchi, “il disastro sarebbe arrivato con Giorgia Meloni”. La realtà è evidente: forse la Meloni non è la soluzione, ma loro sono senza dubbio il problema. Un problema politico, culturale, strategico. Una zavorra per l’Italia e per l’Europa.
La verità è che il Paese non può permettersi una sinistra ridotta a comparsa, né un’Europa inginocchiata che dimentica le proprie capacità industriali e militari per elemosinare protezione. Il “Disordine Mondiale” non nasce fuori dai nostri confini: lo stiamo creando noi, continuando a consegnare le chiavi di casa a chi non sa nemmeno più cosa significhi governare.
