Di Andrea Franchi
C’è una costante che attraversa il nostro tempo e lega Caracas a Damasco, Doha a Bruxelles, Roma a Madrid: il denaro. Non quello legittimo, ma quello proveniente da petrolio trasformato in mazzette, da traffici di droga industrializzata, da regimi autoritari che comprano complicità a buon mercato. Una rete che, da anni, condiziona partiti, governi e istituzioni internazionali, soprattutto in quell’area politica che si autoproclama “progressista”.
A questa pratica consolidata si potrebbe dare un nome: “Consuetudo est servanda”. Non la norma del diritto internazionale “pacta sunt servanda”, bensì una deformazione politica: la convinzione che i fondi, da qualunque origine provengano, se servono alla causa, sono buoni.
Il Venezuela: da Chávez a Maduro, la diplomazia del denaro
Dal chavismo in avanti, Caracas ha trasformato le immense rendite del petrolio – e successivamente i proventi dei narco-cartelli – in uno strumento di penetrazione politica globale.
Il Qatargate: valigette in Parlamento Europeo
Il caso esploso a Bruxelles ha squarciato il velo. Eurodeputati, ONG e fondazioni legate all’area socialista sono state travolte da indagini su soldi in contanti provenienti da Qatar e Marocco per orientare voti, influenzare decisioni e costruire narrative ammantate di diritti umani.
La dinamica è sempre la stessa: fondi opachi che entrano da Stati non democratici e che trovano in settori politici ben disposti terreno fertile.
La Siria degli Assad: il business del Captagon
Mentre il Venezuela usava il petrolio e il narcotraffico come bancomat, la Siria di Bashar al-Assad ha trasformato il captagon, una droga anfetaminica, in una delle principali voci della sua economia sommersa.
Il captagon, definito da molti osservatori “la principale esportazione siriana”, ha reso il regime degli Assad un hub criminale su scala regionale.
Hezbollah, Hamas e la filiera del denaro
Gli stessi canali opachi convergono con il finanziamento di movimenti come Hamas e Hezbollah.
Non c’è dunque un confine netto tra “narco-economia” e sostegno al terrorismo: sono due facce dello stesso sistema.
Le piazze europee e le improvvise conversioni
Alla luce di questi precedenti, stupisce fino a un certo punto l’improvvisa radicalizzazione pro-palestinese di ampi settori della sinistra europea e italiana.
Tre spiegazioni si intrecciano:
Un sistema che porta a una resa dei conti
Ciò che emerge, dunque, è un sistema parallelo e transnazionaleche ha trovato nel mondo socialista europeo il suo terreno privilegiato:
E qui sta il punto cruciale: se davvero Maduro venisse catturato e portato negli Stati Uniti, come già accadde con Manuel Noriega a Panama, la sua eventuale collaborazione con la giustizia americana rischierebbe di far emergere la mappa completa di un sistema di corruzione internazionale.
La conseguenza inevitabile: uno tsunami politico
L’inizio della fine di Maduro non significherebbe solo la caduta di un regime sudamericano. Vorrebbe dire lo scoperchiamento di un vaso di Pandora che potrebbe travolgere come uno tsunami l’intero universo socialista internazionale, con epicentro in Europa.
Un terremoto di proporzioni mai viste, capace di spazzare via decenni di consuetudini, fondi occulti e complicità taciute.
Perché la verità, quando esplode, non conosce confini ideologici: si abbatte come un giudizio inesorabile.
E questa volta, a cadere, non sarebbe solo un dittatore in rovina, ma l’intero sistema della “Consuetudo est servanda” che ha alimentato la politica di troppi.
