Ex Ilva, lo spegnimento dell’ultimo altoforno segna il punto di non ritorno

di Andrea Franchi, Presidente Tarentum Forum APS

Lo spegnimento dell’ultimo altoforno dell’ex Ilva non è solo un evento tecnico: è l’atto finale di una crisi industriale e politica che Taranto subisce da decenni. Con questo gesto si chiude, di fatto, la storia del ciclo integrale a Taranto e si apre un capitolo nuovo, pieno di incognite e privo — al momento — di una strategia credibile per il futuro.

Per anni una parte consistente del dibattito cittadino ha invocato la chiusura immediata dell’acciaieria, nella convinzione che la dismissione potesse rappresentare la soluzione a tutti i problemi ambientali e sanitari della città. Oggi quel desiderio si sta concretizzando. Ma insieme alla vittoria simbolica arrivano le conseguenze reali: migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto che rischiano di ritrovarsi senza reddito, senza prospettive e senza risposte.

La realtà, in queste ore, è semplice e drammatica: Taranto non dispone di un piano industriale sostitutivo. Non esiste una filiera pronta ad assorbire gli operai, non esiste una roadmap per la riconversione dell’area, non esiste un progetto capace di tradurre la chiusura dell’acciaieria in una nuova economia cittadina. Chi ha chiesto la chiusura dovrà ora spiegare come garantire il pane alle famiglie, perché la città non può vivere di slogans, né di sussidi occasionali o assistenzialismo permanente.

L’impatto socio-economico dello spegnimento dell’altoforno sarà enorme. Parliamo di migliaia di posti di lavoro in bilico, di centinaia di imprese dell’indotto che rischiano di scomparire, di una portualità che perde traffici strategici, di un’economia locale che potrebbe subire una contrazione senza precedenti. Una città già fragile rischia di trasformarsi in un territorio dipendente dall’assistenza statale, privato di autonomia, vitalità produttiva e prospettive di crescita.

È innegabile che la questione ambientale sia reale e seria. Ma è altrettanto evidente che la chiusura senza un piano di riconversione non porta salvezza: porta desertificazione. E Taranto non può permetterselo.

Oggi più che mai serve una leadership pragmatica, capace di andare oltre le bandiere ideologiche e concentrarsi sulle soluzioni. La via d’uscita esiste, ma richiede una strategia chiara: una ZES verde ad alta attrattività, investimenti produttivi, un grande piano di bonifica che sia occasione di lavoro e non di mero assistenzialismo, lo sviluppo del porto, della logistica, dell’aerospazio, dell’energia, delle nuove filiere tecnologiche e universitarie.

Taranto ha bisogno di un progetto, non di slogan.
Ha bisogno di una visione, non di emozioni.
Ha bisogno di responsabilità, non di scorciatoie.

Il Tarentum Forum APS è pronto a fare la sua parte, mettendo a disposizione competenze, relazioni e progettualità per costruire una riconversione solida, ordinata e capace di creare lavoro. Perché il futuro di Taranto non si improvvisa: si progetta.

E questo futuro, oggi più che mai, deve essere scritto con lucidità, coraggio e responsabilità.

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