Ogni anno, il 25 aprile torna a essere terreno di scontro politico. Una data che dovrebbe unire viene invece spesso utilizzata per rafforzare una narrazione parziale: quella secondo cui la Liberazione sarebbe stata esclusivamente un’opera della sinistra, in particolare comunista.
È una rappresentazione comoda. Ma non è la verità storica.
La Resistenza non fu mai “di una sola parte”
La Liberazione dell’Italia fu il risultato di un’alleanza ampia, strutturata e politicamente trasversale, guidata dal Comitato di Liberazione Nazionale.
Dentro il CLN sedevano:
- liberali
- cattolici
- socialisti
- comunisti
- azionisti
Questo dato, da solo, basterebbe a smontare una delle semplificazioni più diffuse: la Resistenza non nacque come progetto ideologico di una parte, ma come risposta nazionale a una crisi storica senza precedenti.
Le brigate partigiane: una realtà plurale
Sul piano militare, la varietà era ancora più evidente.
Accanto alle Brigate Garibaldi, legate al Partito Comunista, operavano:
- le formazioni di Giustizia e Libertà
- le Fiamme Verdi, di ispirazione cattolica
- le brigate autonome, spesso composte da ufficiali, monarchici e patrioti indipendenti
Molti di questi combattenti non avevano nulla a che vedere con l’ideologia comunista.
Al contrario, combattevano per una visione dell’Italia fondata su libertà, pluralismo e identità nazionale.
Anche uomini di destra scelsero la Liberazione
Un altro punto spesso ignorato riguarda la presenza, nella Resistenza, di uomini provenienti dall’area conservatrice o nazionale.
Dopo l’8 settembre 1943 e il collasso dello Stato, molti italiani che inizialmente avevano sostenuto o tollerato il regime fascista presero le distanze dalla sua deriva e, soprattutto, dall’alleanza con la Germania nazista.
Ufficiali, militari, patrioti:
non tutti erano “di sinistra”, ma scelsero comunque di combattere per liberare il Paese.
La Brigata Ebraica: una pagina troppo spesso dimenticata
Tra i protagonisti meno raccontati c’è la Brigata Ebraica, formata da volontari ebrei della Palestina mandataria, inquadrati nell’esercito britannico.
Combatterono in Italia nel 1944-45, contribuendo alla liberazione del nord e portando aiuto alle popolazioni civili.
Molti erano giovanissimi.
Molti combattevano anche per qualcosa di più personale: vendicare e fermare le persecuzioni che avevano colpito il loro popolo.
Ignorare o minimizzare il loro contributo significa cancellare una parte importante della storia della Liberazione.
La verità storica contro le narrazioni di comodo
Ridurre la Resistenza a una sola bandiera politica è una semplificazione che non regge all’analisi storica.
È una narrazione costruita nel tempo, spesso per fini identitari o di consenso, ma che finisce per:
- escludere intere componenti
- impoverire il significato della Liberazione
- dividere ciò che storicamente fu unito
La realtà è più semplice e, allo stesso tempo, più forte:
la Liberazione fu un’opera collettiva.
Restituire il 25 aprile agli italiani
Il 25 aprile non appartiene a una parte politica.
Appartiene a tutti coloro che hanno contribuito, in modi diversi, alla fine della dittatura e dell’occupazione.
Liberali, cattolici, militari, patrioti, partigiani di ogni orientamento, e anche forze internazionali come la Brigata Ebraica: tutti hanno avuto un ruolo.
Riconoscerlo non è un atto politico.
È un atto di verità.
In ultima analisi
Se vogliamo davvero onorare la Liberazione, dobbiamo avere il coraggio di raccontarla per quello che è stata:
una vittoria della Nazione, non di una fazione.
E solo quando questa consapevolezza diventerà patrimonio comune, il 25 aprile potrà tornare a essere ciò che dovrebbe essere:
una data che unisce, e non che divide.
Articolo a cura di Andrea Franchi
